Alberi relazione - Gabbie Vuote Firenze

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ALBERI
Relazione a cura dell’Associazione Gabbie Vuote di Firenze


“Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà a causa dei roditori o di tutto quel che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla”
Jean Giono: L’uomo che piantava gli alberi.

Prima di tutto un albero è un essere vivente e senziente che nasce, si riproduce e muore, intessendo una fitta rete di relazioni con gli altri organismi vegetali e animali dell’ambiente in cui vive. Ha bisogno di nutrirsi e, alla pari degli altri organismi che vivono sul pianeta Terra, può godere di buona salute oppure ammalarsi. Le più recenti acquisizioni scientifiche dimostrano che anche le piante sono in grado di mettere in atto meccanismi complessi: alberi e arbusti hanno la capacità di assumere decisioni che includono una memoria strutturale e comportamenti condizionati, con anticipazione di rischi futuri
(Tugnoli 2010, Mancuso e Viola 2013, Wohllben 2016)

GLI ALBERI DI FIRENZE  

La gestione del verde a Firenze è stata per decenni trascurata, nessuna o poca manutenzione ordinaria e straordinaria, abbandono e trascuratezza hanno connotato il verde della  città. Gli alberi hanno subito trattamenti iniqui, hanno dovuto sostenere ogni genere di attacco senza difesa e quindi ora, come manna dal cielo, arriva il colpo di grazia: l’abbattimento.

Quasi 300 alberi di valore paesaggistico, storico, culturale, verranno o sono già stati abbattuti, come fosse una vittoria anziché una sconfitta dell’amministrazione. Verranno sostituiti con 800 alberi  con l’evidenza che si abbattono alberi di prima o seconda grandezza e si impiantano quelli di terza grandezza, ovvero arboscelli.



Dicono che verranno scelti alberi che resisteranno meglio al cambiamento climatico senza considerare che tale cambiamento dobbiamo combatterlo con ben altri mezzi che non sostituire alberi con arboscelli.

L’operazione abbattimento avrà inizio nei giardini delle scuole e all’interno del Parco delle Cascine. Proseguirà in Viale Belfiore, in Viale Corsica e Viale Guidoni. Poi Piazza Stazione e Piazza S. Marco, Viale F.lli Rosselli,  ma anche nelle vie  Panciatichi,  Caciolle, Circondaria, Cironi, Sighele, Viale Morgagni, Via Forlanini,  Piazza Mattei, Accademia del Cimento,  Via XX Settembre, Via del Terzolle , Via Cadorna e altre.

Saranno eliminati:

pini neri, pini marittimi, pini domestici, platani, olmi (alberi di I grandezza) e magnolie (alberi di II grandezza).

Verranno impiantati:

Alberi di I grandezza:
ginkgo biloba (altezza 30-40 mt.), ippocastani (altezza 25-30 mt.), olmi (altezza 30 mt.), platani (altezza 30 mt), carpini (altezza 20 mt.), querce (altezza dai 15 ai 35 mt secondo la specie), salici (altezza 20 mt.), pini domestici (altezza 12-20 mt), tigli (altezza 35-40 mt.).  

Alberi di II grandezza:
acero campestre (modeste dimensioni), frassino (varie altezze secondo la specie), bagolari (altezza media 10 mt.).

Alberi di III grandezza:
pero ornamentale (altezza 8-12 mt.), parrotie (altezza media 5-6 mt.), pruni (piccoli alberi), peri da fiore (piccoli alberi), susini (piccoli alberi), meli (piccoli alberi).

Il sospetto preoccupante che irrompe  è pero quello relativo alle affermazioni del prof. Francesco Ferrini dell’Università di Firenze, ovvero: "Iniziare a sostituire oggi gli alberi in condizioni più critiche, proseguendo in modo progressivo, permetterà di garantire, al contempo, condizioni di maggiore sicurezza assieme alla presenza stabile di un’area alberata. Fatti salvi gli esemplari  storici è, perciò, ragionevole provvedere alla sostituzione degli alberi in un arco di tempo non superiore a 30-40 anni, in modo da rimpiazzare una certa percentuale (2-3%) di alberi/anno (fatta esclusione di quelli di importanza storica e monumentali). Il comune di Firenze è partito dallo 0,36 ed è scoppiato un pandemonio…."

Numeri

Il patrimonio arboreo di Firenze consta di 74.000 piante tra cui: 11,7% tigli, 11% cipressi, 9% bagolari, 8,8% lecci, 5,9% pini (fonte la Nazione 23 agosto 2017).

Gli alberi in programma di abbattimento:  n. 282.

I nuovi alberi che saranno piantumati entro il 2017:  n. 802.
Questi alberi sono rappresentati in molti casi da “alberelli” ovvero, alberi in versione mini, di terza classe di grandezza. Queste 802 piantumazioni accreditate come sostituzione dei 282 alberi abbattuti, non assolvono naturalmente al reintegro dei 7.000 alberi non piantumati tra il 2011 e il 2014 né ai 34.000 che ad oggi avrebbero dovuto essere piantumati per ogni bambino nato.  
Quindi una cifra molto bassa, lontana dal rispondere alle aspettative di legge.

Leggi in vigore

Regolamento del patrimonio arboreo della città di Firenze – approvato con Deliberazione n. 2016/C/00058 (Proposta n. 2016/00300 Argomento 940) dell’11/07/2016.
Si legge sul sito del Comune, nella presentazione di tale Regolamento che “Gli alberi possono essere abbattuti” per:
  • gli stati di pregiudizio per la pubblica incolumità,
  • la tutela fitosanitaria,
  • lo stato vegetativo irrimediabilmente compromesso,
  • il danneggiamento grave di fabbricati, infrastrutture e sottoservizi,
  • la necessità di diradamento di gruppi arborei troppo fitti nella misura strettamente indispensabile alla sopravvivenza dei soggetti migliori,
  • le esigenze di natura architettonica e paesaggistica o derivanti dall’aggiornamento di assetti urbani.
Praticamente sono state previste tutte le motivazioni che conducono all’abbattimento. Le porte spalancate, ogni strada spianata.

Legge 9 gennaio 2006 n. 14 Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000. All’art. 2 – Campo di applicazione - “si applica su tutto il territorio e riguarda sia gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana, sia i paesaggi degradati”.

Legge n. 157/92 articoli 3 e 21 comma o - relativa legge regionale n. 3/94 art. 32, tutelano uova, nidi e piccoli nati di mammiferi ed uccelli appartenenti alla fauna selvatica.

Legge 14 gennaio 2013 n. 10 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. L’art. 7 comma  1b tutela i “filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico, cultural ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani”. A vigilare sull’attuazione della legge è il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico presso il Ministero dell’Ambiente. Per questa legge il verde pubblico è considerato non un semplice “elemento di arredo” ma strumento di miglioramento della qualità della vita nelle città e non modificabile a proprio piacimento, secondo l’impostazione di molti progettisti, al pari di una panchina  un muretto, producendo le tristi conseguenze che vediamo intorno a noi.

Legge 29 gennaio 1992 n. 113 Obbligo per il comune di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica. Tale legge è stata rivitalizzata dalla legge n. 10/2013 art. 2.


Indagini della Procura a carico del comune

La Procura di Firenze ha aperto un’indagine sulla gestione della manutenzione del verde pubblico cittadino in quanto nel quadriennio 2011-2014 è stata rilevata una raffica di affidamenti senza alcun tipo di programmazione.

Sette sono le persone della direzione ambiente indagate. Nel quadriennio citato il comune ha speso 1.133.000 euro per 49 interventi a tutela del verde ma la gran parte di questi lavori sono stati assegnati mediante “affidamenti diretti”, in 13 casi, alla stessa ditta, con danno economico per l’amministrazione.

L’assenza di una manutenzione ordinaria programmata avrebbe portato tra l’altro, all’ammaloramento di un cospicuo numero di piante di alto fusto in zone sottoposte a vincoli paesaggistici con la contestazione di deturpamento di bellezze naturali.

Inoltre, altra violazione di legge attesta che nei quattro anni presi in esame non sarebbe stato adempiuto l’obbligo di nuove piantumazioni che ammontano  a 7.000 alberi nonché alla piantumazione di ben 34.000 alberi previsti per ogni nuovo nato (legge n. 113/92).

Alberi già abbattuti e in corso di abbattimento

Gli alberi sono gli esseri viventi più forti e resistenti del nostro pianeta, quelli più longevi, eppure della loro vita sappiamo molto poco. E non si parla delle sequoie della California con il Generale Sherman di 2700 anni  e neppure degli alberi centenari dell’ultima foresta primordiale di Bialowieza in Polonia protetta dall’Unesco (che stanno distruggendo contro il parere della Corte Europa) ma del tiglio millenario di Himmelsberg in Germania o della quercia di 1400 anni a 100 km da Londra. Avrebbero potuto vivere e crescere a Firenze? No certamente, la vecchiaia qui non è ammessa.

E’ più facile e meno costoso, in quanto remunerativo, l’abbattimento degli alberi che non la programmazione precisa e costante della loro manutenzione ordinaria e straordinaria.

Inoltre, un indirizzo positivo generale viene ritenuto quello di evitare la monotonia gestionale, vale a dire l’applicare lo stesso tipo di manutenzione (in questo caso abbattimento) indifferentemente a tutta l’area presa in considerazione.

Si nota come in ogni descrizione che ritroviamo negli articoli dei mass media e nelle dichiarazioni pubbliche, del perché i 282 alberi si abbattono, emergono parole come probabilità, eventualità, ipotesi. Sappiamo che alcuni di questi alberi hanno subito ferite per lavori, mancanza di manutenzione, potature scorrette, temporali… ma tanti altri, compagni di filare e di sventura, sono sani. Tutti vengono abbattuti per rischio crollo, perché ammalati o, semplicemente, perchè vecchi. Quindi l’albero monumentale con i suoi requisiti (dimensioni, longevità, riferimenti storici, rarità, paesaggio storico, architettonico) a Firenze non potrà mai affermarsi in quanto per lui la vecchiaia significa morte e non patrimonio. La cosiddetta “media alta” di età dichiarata dal comune come difetto, carenza, lacuna, diventa un connotato ridicolo per un albero che può vivere secoli e anche millenni.

Anche il prof. Francesco Ferrini Presidente della Scuola di Agraria – Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente, Sezione Colture Arboree – Università di Firenze, nonostante concordi con il programma del comune, dichiara che “abbattere un albero è certamente un errore quando esso non presenta problematiche fitosanitarie o strutturali”. Ci saranno, tra i 282 alberi in corso di abbattimento, alcuni che non presentano tali problematiche? O sono tutti malati e pericolanti?

Programma parziale di abbattimento.

Nel dicembre 2016 i 23 alberi secolari di pino marittimo del viale Torricelli disegnato dal Poggi sono stati sostituiti da 46 pini domestici in versione mini (3-4 mt. di altezza). “Una  montagna russa verde fatta di chiome alte e basse, un cazzotto nell’occhio” (La Nazione 23 agosto 2017).

Nel Viale Guidoni l’abbattimento dei pini neri che non verranno sostituiti da pini neri, l’abbattimento delle magnolie e dei piccoli cespugli per complessivi 82 alberi ha trasformato la strada in una spianata di cemento. Gli alberi abbattuti saranno sostituti da 114 nuovi alberi di parrotia alti in media 5-6 mt. e di tiglio argentato.

Dei 24 pini marittimi della stazione del Michelucci se ne rimuovono 19 perché considerati a rischio cedimento. Si abbattono perché troppo alto il rischio in quanto gli alberi sono entrati nella “terza età” ma anche perché la loro chioma a ombrello, in caso di fortunali, favorirebbe il crollo dell’albero. Questi pini sono stati piantati nella seconda metà degli anni quaranta subito dopo la fine della guerra.  Verranno sostituiti da altrettanti pini come preteso dalla Soprintendenza per lasciare immutato il volto della piazza. Ma quali pini? Alberelli alti tre metri?

I 59 ippocastani alti in media 25-30 mt., abbattuti in Viale Corsica perché un albero cadde il 28 ottobre 2016 a seguito del temporale e oggetto di protesta attiva ma inutile da parte dei residenti, sono stati tutti considerati in classe C per quanto riguarda la propensione al cedimento e  verranno sostituti con 70 peri da fiore (piccoli alberi alti in media 5-6 mt). Sono stati tutti considerati in classe C per quanto riguarda la propensione al cedimento. Gli ippocastani “sono anche colpevoli di far cadere i frutti sul marciapiede creando inciampi e sporco, i loro rami vanno verso le finestre a coprire la luce e se si tagliano si sciupa la pianta”. Abbatterli invece li salva secondo l‘assessorato.

Previsti abbattimenti di n. 7 platani in viale Strozzi, n. 4 olmi in viale Rosselli, n. 20 alberi alle Cascine (con piantumazione di n. 301 alberi per la ricostituzione del patrimonio arboreo del parco).

L’abbattimento dei 5 olmi storici di Piazza S. Marco, tutti dichiarati in categoria C per la  propensione al cedimento, riguarda “un intervento di manutenzione straordinaria che intende ripristinare, ove ancora possibile,  l’originale disegno progettuale di Pietro Porcinai del 1935”, secondo quanto dichiarato dall’assessore all’ambiente e imposto dalla Soprintendenza.


Classi di propensione al cedimento (CPC)

E’ possibile che tutti questi 282 alberi siano stati soggetti allo stesso verdetto scaturito dalla Vta (valutazione visiva), Visual tree assessment?

Il metodo Vta, valutato su basi biomeccaniche, consiste nel riconoscimento visuale di segnali e sintomi esterni caratteristici di avvertimento nel linguaggio corporeo dell’albero, permettendo l’identificazione dei soggetti arborei a rischio statico. Rappresenta la base per una corretta pianificazione degli interventi di adeguamento volti al recupero estetico e funzionale degli alberi monitorati come: potature di rimonda, sfoltimento, taglio di ritorno di alleggerimento, eliminazione delle branche a rischio, consolidamento, trattamento fitosanitario e infine abbattimento.

Lo scopo della perizia è stabilire il livello di pericolosità degli alberi presi in esame, attribuendo loro una delle cinque classi di rischio (A trascurabile - B bassa - C moderata - C/D elevata - D estrema), denominate “Classi PaC” (Classi di propensione al Cedimento), oltre che definire le operazioni di conservazione e messa in sicurezza più idonee e predisporre un opportuno piano di interventi pluriennali per evitare danni a fabbricati, cose ma soprattutto a persone. Quindi la Vta (anche in classe C* considerata moderata) non confluisce obbligatoriamente nell’abbattimento dell’albero.

*Gli alberi appartenenti alla classe C al momento dell’indagine, manifestano segni, sintomi o difetti significativi, riscontrabili con il controllo visivo e di norma con indagini strumentali. Le anomalie riscontrate sono tali da far ritenere che il fattore di sicurezza naturale dell’albero si sia sensibilmente ridotto. Per questi soggetti è opportuno un controllo visivo periodico, con cadenza stabilita dal tecnico incaricato, comunque non superiore a due anni. L’eventuale approfondimento diagnostico di tipo strumentale e la sua periodicità sono a discrezione del tecnico. Questo avrà comunque una cadenza temporale non superiore a due anni. Per questi soggetti il tecnico incaricato può progettare un insieme di interventi colturali finalizzati alla riduzione del livello di pericolosità e qualora realizzati potrà modificare la classe di pericolosità dell’albero.

In conclusione non è vero che la classe C, considerata moderata, preceda la D che prevede il taglio immediato. Tra la classe C e la D si interpone la C/D.

Servizi ecosistemici dell’albero

Le aree urbane sono in crescita in tutto il mondo e ospitano sempre più persone. Questo significa l’aumento di problemi quali inquinamento, rumore, traffico, rifiuti, delinquenza e disagio.
La deforestazione è responsabile del 25% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) causate dall’uomo mentre il protocollo di Kioto impone ai Paesi l‘obiettivo della riduzione.
L’inquinamento atmosferico è un serio problema per la salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ogni anno vi sono oltre 2 milioni di morti premature da attribuire all’inquinamento nelle città. In Italia nel 2012 l’inquinamento da traffico ha causato la morte di 84.400 persone e ogni anno si calcolano in media nel nostro Paese 8.220 morti attribuibili a concentrazioni di PM10”. (Ecologia urbana anno 2.2016).

Gli alberi producono ossigeno, regalano ombra nelle calde giornate estive, donano bellezza ai nostri paesaggi. Svolgono innumerevoli funzioni benefiche per la salute pubblica e la qualità urbana.
La American Forestry Association ha valutato in circa 57.000 $ il valore gobale di un albero urbano (pianta matura di 50 anni).

A prescindere dalle piante ad uso agricolo, la funzione degli alberi e del verde urbano nei giardini e nei parchi delle città vengono definite “servizi ecosistemici” e dipendono soprattutto dalla quantità di vegetazione ovvero dal volume delle loro chiome.
Gli alberi quindi:
  • riducono l’inquinamento atmosferico (polveri sottili, anidride carbonica, ozono)
  • riducono il carbonio nell’atmosfera responsabile dei cambiamenti climatici
  • riducono i consumi energetici
  • contengono le alluvioni e gli allagamenti
  • riducono il disturbo da rumore
  • depurano le acque superficiali
  • migliorano il cima
  • incrementano il valore degli immobili circostanti
  • fanno da supporto per gli insetti impollinatori
  • aumentano la biodiversità urbana
  • offrono aree per lo svago, il gioco e lo sport

Un albero ben curato aumenta il suo valore nel tempo, riversandolo nel valore della proprietà, abbellendo il paesaggio, purificando l’aria, facendo risparmiare energia, fornendo ombra rinfrescante nella calura estiva e protezione dai venti invernali ed estivi”. (Società Italiana di Arboricoltura Onlus).

Biodiversità urbana

La gestione del verde pubblico e privato dovrebbe orientarsi verso criteri ecologici per migliorare il paesaggio e incrementare la biodiversità urbana composta da fiori, uccelli, lucertole, ricci, pipistrelli, farfalle ed altri piccoli animali molti dei quali, anche protetti, sono in drastico calo. Animali stupendi da osservare e altrettanto utili al nostro benessere fisico e psicologico per fuggire alla prigionia del cemento e degli automatismi di vario tipo.

La regola generale e imposta dalla legge n. 157/92, per ogni intervento sulla vegetazione è quella di evitare l’epoca della nidificazione dell’avifauna (marzo-luglio), della presenza di pulcini, ponendo attenzione anche al periodo dello svernamento e letargo di mammiferi, anfibi e rettili





Esempio negativo di questi giorni, durante l’abbattimento degli alberi in Viale Corsica, la caduta da un ippocastano di un pulcino di colombaccio.











Anche la legge n. 10/2013 intende essere, con le parole del Ministro dell’Ambiente: “un passo importante per lo sviluppo sostenibile delle città italiane e per diffondere una cultura del verde… Con questo provvedimento si mira a conservare la biodiversità e ad aumentare il numero degli alberi. Al tempo stesso si vuole ridurre l’inquinamento, proteggere il territorio dal dissesto e stimolare comportamenti quotidiani virtuosi”.  

Potatura

Il retaggio contadino ci porta ad applicare pedissequamente la potatura negli ambiti dove non occorre mentre invece va fatta solo su alberi e rami che ne hanno bisogno in quanto le chiome devono essere lasciate libere di svilupparsi.

Sopravvive il falso mito abbastanza diffuso tra operatori, opinione pubblica e amministratori, che con la potatura drastica la pianta si rigeneri. Nulla di più falso”. (Fabrizio Cinelli – Dipartimento di ingegneria dell’energia dei sistemi del territorio e delle costruzioni, Università di Pisa).

La superficie totale delle foglie e il diametro delle chiome sono i fattori più importanti per la deposizione degli elementi inquinanti (Mori ed al. 2015). E’ noto che le potature drastiche favoriscono il seccume e la suscettibilità verso i parassiti che richiederanno nel futuro interventi di manutenzione costosi  tanto che la capitozzatura porta a profondi cambiamenti nella struttura e nella fisiologia della pianta modificandone in negativo il futuro accrescimento”. (Ecologia Urbana n. 2.2016). Ma la capitozza tura è ammessa dal Regolamento di Firenze all’art. 6 (in quanto non è esclusa) e all’art. 12 (su piante di proprietà).

Agli alberi maturi non deve essere rimosso più del 10% dell’area fogliare totale o delle branche “ (Carminati 2014).  

La potatura, intesa come forma di costrizione e non di supporto al naturale portamento della pianta, la priva di ogni suo valore, primo fra tutti quello estetico e della sua dignità di essere vivente, con il conseguente effetto di tristezza e squallore che essa ci comunica dalle sue pietose condizioni.

Per gli alberi dei giardini e dei parchi delle città, per i quali la priorità è garantire la sicurezza pubblica, è necessario rimuovere in maniera selettiva i singoli rami pericolanti evitando le potature sistematiche di intere alberate, soprattutto la capitozzatura (non viene esclusa dal Regolamento del Patrimonio Arboreo della città in quanto si dichiara che “tutte le operazioni di potatura, di qualunque tipo, sono dirette principalmente a mantenere o ripristinare lo stato di equilibrio della pianta”).

La capitozzatura è una tecnica particolarmente distruttiva in quanto rimuovendo nettamente intere branche, dell’albero, altera la fisiologia della pianta, interrompe la crescita apicale del fusto esponendola agli attacchi di funghi e parassiti. L’albero così potato perde le funzioni ecologiche e paesaggistiche, esprime un evidente danno ecologico e paesaggistico e se l’intervento è stato effettuato dal comune si accumula anche un danno culturale incalcolabile considerando che i cittadini guardano all’operato delle amministrazioni pubbliche come un esempio da seguire (Marco Dinetti, responsabile Ecologia urbana LIPU).

Accuse agli alberi

Per abbattere gli alberi ci si appella a pretesti distorti legati a una presunta sicurezza pubblica. In un anno in Italia, per caduta alberi, si contano in 5-6 i morti mentre sono molte decine di migliaia solo nel nostro Paese quelli causati dall’inquinamento atmosferico. La sicurezza zero non esiste in nessun campo.

Si accusano gli alberi presenti lungo i fiumi di rischio idraulico, di provocare alluvioni e spesso in assenza di un motivo pratico, sui bordi delle strade, presso i corsi d’acqua e nelle aiuole si sfalcia il verde anche in piena stagione riproduttiva dell’avifauna violando le norme.

Disturbano i cantieri della tramvia e la costruzione di strade e edifici in scelte urbanistiche  discutibili.

Ma chi effettua abbattimenti e potature senza un motivo preciso e più in generale gestisce scorrettamente il verde urbano, attenta alla salute pubblica e nuoce gravemente alla salute delle persone e degli altri esseri viventi.

Uso degli alberi – Centrali a biomasse

La fonte legislativa definisce “biomassa” “la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese pesca e acquacoltura, gli sfalci e potature provenienti dal verde pubblico e privato, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani».

Gli impianti a biomasse per la produzione di elettricità sono nati per produrre energia pulita e rinnovabile, sostenibilità ambientale.

Qui però finisce la favola, perché con il trascorrere del tempo il costo dell’energia invece di diminuire è aumentato a causa del reperimento del legno per alimentare la centrale: le segherie locali portano lo scarto a 400 km di distanza perché è più remunerativo. Negli ultimi anni in Italia le centrali sono sorte come funghi perché, oltre a produrre energia alternativa, creano business non alla comunità ma alla proprietà, grazie agli incentivi e a un uso speculativo del prodotto che le alimenta.

Il legname degli alberi abbattuti può essere utilizzato come combustibile per le centrali a biomasse e capovolgendo l’assunto si potrebbe dire che gli alberi si abbattono per offrire biomassa  alle centrali. Anche le ceppaie che attualmente a Firenze sono ben 234 e il cui costo di smaltimento sfiora i 200 euro cad. potrebbero essere utilizzate per lo scopo ma, secondo il comune, la ceppaia è invece considerata rifiuto perché sempre mista a sassi e terra.

Esposto alla Corte dei Conti

Un comune del bresciano, Bagnolo Mella, è stato denunciato alla Corte dei Conti con un esposto da parte dell’ Associazione florovivaisti bresciani e della Società italiana di Arboricoltura per danno erariale e danno ambientale a seguito del danneggiamento del patrimonio arboreo pubblico.

Mentre il comune dichiara di aver risparmiato 55.000 euro, tre perizie agronomiche hanno dimostrato danni per circa 1.400 euro a pianta per un totale stimato di 240.000 euro. Tali danni  sono conseguenza di interventi di potatura drastica a carico delle alberature cittadine attraverso la dannosissima tecnica della capitozzatura che rende l’albero più pericoloso, genera stress alla pianta che non è più capace  di auto sostenersi  e favorisce gli attacchi dei parassiti attraverso i tagli che non si chiudono. Tale pratica è quindi inaccettabile (Rivista Acer 1/2016 e SIA Società Italiana di Arboricoltura Onlus).

Colloquio della LIPU con il Prof. Francesco Ferrini – Università di Firenze
(Ali autunno 2016)

Potature

D. Quali sono le differenze nella gestione degli alberi in Italia e all’estero e le conseguenze delle potature scorrette?
R. Oltre alle diversità nei fondi stanziati, nel nostro Paese c’è scarsa sensibilità da parte delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini. Questo per la cattiva informazione che tende a far percepire come corrette azioni tecnicamente errate ed economicamente non vantaggiose. All’estero le piante non vengono potate con interventi scorretti ed esteticamente orribili, limitando la potatura alla “rimonda del secco” o alleggerendo le chiome.
Parlando di potatura partirei da cinque assiomi che ripeto sempre come un mantra: comunque sia, la potatura è uno stress per la pianta; la miglior potatura è quella che non si vede; le piante più belle sono quelle non potate; la capitozzatura costa di più di una potatura corretta e riduce i benefici degli alberi. Le conseguenze estetiche sono sotto gli occhi di tutti ma gli effetti peggiori riguardano la salute della pianta che viene spinta verso la spirale della mortalità. Inoltre si sposta l’equilibrio di carico nelle branche o nelle radici, con effetti negativi sulla biomeccanica, diminuendo il cosiddetto “fattore di sicurezza”, ossia il quoziente tra la capacità di carico massima (carico di rottura) e quello reale della struttura. Quindi il ricorso alla potatura è giustificato solo nell’allevamento dei giovani alberi, per ottenere una chioma ben equilibrata, per riparare le conseguenze del vento o ella neve, oppure per ristabilire il rapporto chioma-radici a seguito di danni causati dai lavori stradali.

Sicurezza

D. E’ vero che gli alberi sono un rischio per la sicurezza?
R. No, anche se la loro presenza, alla pari di manufatti quali pali della luce o tombini, comporta un rischio. Ma quanti alberi, di quale specie e a seguito di quale evento, cadono in media ogni anno? Sulla base delle risposte occorre elaborare un piano di gestione basato su tecniche avanzate e gestito da persone qualificate. Se si guarda alla realtà, il numero di accadimenti fatali si attesta intorno a 5-6 morti l’anno. Ovviamente vorremmo fosse zero, ma in ogni caso la mortalità per caduta di alberi è molto più bassa rispetto a cause legate a fatti “naturali” come le punture di insetti.


Gli alberi sono le colonne del mondo
quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.
(Nativi americani)


Associazione Gabbie Vuote Onlus
Firenze 27 agosto 2017













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