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Raccolta firme per i Referendum contro la caccia


E' partita a Firenze la raccolta firme per i due referendum proposti dall'Associazione ORA Rispetto per tutti gli animali e per il referendum proposto dal Comitato Sì Aboliamo la Caccia

Si precisa che la raccolta firme presso i comuni terminerà a ottobre 2021.


I tre referendum prevedono l'abrogazione:

  1. dell'art.842 C.C. Caccia e pesca - Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso [artt. 841, 1064 c.c.] nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno [art. 923 c.c.].
    Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall'autorità.
    Per l'esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo [art. 923 c.c.].
  2. di tutti gli articoli, o parte di essi, che riguardano la caccia conservando quelli relativi alla protezione della fauna della legge 11 febbraio 1992, n. 157 - Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio
  3. di alcuni articoli della legge 11 febbraio 1992, n. 157




Amici Animali - intervista del 2.7.2021 a Giancarlo De Salvo, Presidente dell'associazione ORA Rispetto per tutti gli Animali, sulla raccolta firme per il referendum abolizione della caccia.



Referendum caccia: risposte ai perché sì e ai perché no

Lettera inviata a varie associazioni e persone.

Cari amici,

amici, perchè siete tutti dalla parte degli animali.

Essere dalla parte di qualcuno significa volerlo difendere. Essere fortemente dalla parte di qualcuno significa difenderlo sempre, ovunque e comunque. Preferire la collaborazione e non la competizione. Sospendere i giudizi, le opinioni e qualsiasi altra considerazione quando "il dado è tratto". E il "dado è tratto" visto che i quesiti sono stati già pubblicati.

Sono passati trent'anni dal referendum sulla caccia, promosso dal Partito Radicale, Verdi, Partito Comunista Italiano...... e da varie associazioni ecologiste tra cui LIPU, Legambiente e WWF.

Non superò il quorum arrivando a circa il 43% dei votanti ma, tra i votanti, si raggiunse la risposta favorevole all'abolizione della caccia pari a circa il 92%. Una cifra enorme anche considerando che la comunicazione on line non era diffusa.

Quindi oggi, con una rete informatica capillare, si possono raggiungere, con facilità estrema, tutti i punti cardinali per affermare i vari "perchè sì" e controbattere ai vari "perchè no" ovvero perchè si dovrebbe votare contro una pratica arcaica, crudele, distruttiva alimentata dai soli addetti e per puro piacere, per divertimento, per sport (come se esistessero altri sport che producono oltre 100 vittime umane ad ogni stagione) e, naturalmente, per interessi (voti, armi, commerci....). Fumare viene chiamato vizio, cacciare viene chiamato sport.

I cacciatori (nel 1990 erano circa 1.500.000 ora neppure 500.000) si definiscono, con parole ipocrite e paradossali, difensori della Natura.....come se ucciderla, avvelenarla, devastarla, venderla, comprarla.... fosse difenderla. L'abuso delle parole e la risibilità del concetto ci fanno capire quanto la legge, la cultura, l'etica possano essere schiacciate dalla volgarità, dall'arroganza, dalla violenza. E noi lasciamo che questo avvenga.

Siamo nel terzo millennio, ci avviamo verso una società sempre più preparata, sempre più evoluta e sensibile, empatica, e non possiamo accettare che la preistoria alligni ancora nel nostro territorio, in questa parte di pianeta che ha diffuso la cultura occidentale e il diritto, che sta affrontando, come il resto del mondo, cambiamenti epocali considerato il riscaldamento globale e l'orologio dell'apocalisse, Doomsday Clock, che segna 100 secondi alla mezzanotte.

Dobbiamo ricordare che la caccia è un surrogato di violenza, quella verso gli animali che rende gli umani facilmente preparati alla violenza verso i conspecifici.
Infatti, la crudeltà verso gli animali costituisce, in una percentuale statistica significativa, uno degli anelli della personalità violenta (Link Italia www.link-italia.net). Abbiamo bisogno di violenza in un mondo già estremamente devastato?

Premesso il nostro inalienabile obiettivo di abolire la caccia e diventare il primo esempio europeo di reale transizione ecologica prevista dall'Agenda ONU 2030 e dal Green Deal, replichiamo con le nostre osservazioni (che riteniamo logiche e quindi inconfutabili) ai vari dubbi espressi, da molte associazioni, durante la preparazione dei quesiti referendari.

I "perchè sì"
  1. Dopo tanti anni qualcuno, nonostante l'invito al coinvolgimento di altri, i buoni propositi di altri, le parole rassicuranti di altri, si è preso la briga di riproporre, concretamente, un referendum considerato che ogni proposta di legge, presentata per "alleggerire" la caccia, non ha avuto seguito, che l'attività venatoria è sempre stata "protetta" nonostante le numerose sentenze di condanna della Corte di Cassazione, le numerose procedure di infrazione avviate dalla Commissione Europea e le sentenze di condanna della Corte Europea di Giustizia.
  2. Lo studio dei testi dei quesiti referendari sono stati affidati ad avvocati e studiati per oltre due anni e l'abrogazione della legge 157/92, nella parte che riguarda la caccia, è totale. Resta in vigore soltanto quanto, nella legge, riguarda la protezione della fauna selvatica. E' richiesta, inoltre, l'abrogazione dell'art. 842 del C.C. che permette l'ingresso ai soli cacciatori nella proprietà privata (legge di epoca fascista che nessuno finora è riuscito a far abrogare).
  3. I 2 quesiti sono già stati depositati presso la Corte di Cassazione e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, vogliamo aspettare altri 30 anni e lasciare con noncuranza che milioni e milioni di animali senzienti, sofferenti, innocenti vengano terrorizzati, feriti, sacrificati non solo dall'ingordigia dei cacciatori ma anche dalla nostra pavida inerzia? Se non questo referendum, il prossimo possibile sarebbe nel 2025 (elezioni politiche nel 2023).
  4. L'unione fa la forza, la disunione il fallimento. Chi difende i diritti degli animali deve unirsi e non dividersi, deve abbandonare gli schemi umani, personalistici, "ideologici" e combattere, non guardando alle nostre differenze ma alle nostre uguaglianze, non guardando a chi promuove ma all'obiettivo promosso: l'amore e il rispetto per gli esseri viventi non umani.
  5. Chi ha scelto di contrastare l'attività venatoria con le normali procedure, deve respirare forte perchè questa strada, finora, non ha portato a nessun risultato. Ricorsi, sentenze, esposti, lettere.....fanno seguito ogni anno alle deroghe, alle illegalità, alle infrazioni ....I cacciatori sono sempre più forti, gli armieri sempre più determinati, i politici sempre più arresi. Quindi, niente è cambiato. Il piombo viene ancora disperso, gli uccelli sempre imprigionati, i cani sempre massacrati, i bracconieri restano l'80% dei cacciatori, i terreni privati vengono occupati e il contributo dovuto non viene corrisposto.
  6. Se, nella peggiore delle ipotesi, il quorum non dovesse essere raggiunto non si potrà riproporre il referendum fino al 2030.
  7. Il 21 maggio, a Roma, il Comitato Sì Aboliamo la Caccia e Movimento Ora Rispetto per Tutti gli Animali si sono uniti in una conferenza stampa per rendere più incisiva e efficace la campagna referendaria per la raccolta firme.
  8. Vincere il referendum sulla caccia è il primo passo ad effetto domino, per richiedere l'abolizione della vivisezione, degli allevamenti intensivi.....e riconoscere agli animali tutti quei diritti che, in quanto esseri senzienti (art. 13 Trattato di Lisbona), sono stati loro riconosciuti.
  9. .....

I "perchè no"
  1. Non ha significato nè valore l'intestarsi un referendum. Tutti, per debolezza, tendono sempre a intestarsi qualcosa ma siamo tutti noi che lo firmeremo ad addossarci il valore di farlo, abbandonando i nostri, a volte pur giustificabili interessi e guardando al tanto bene che ne ricaveranno i nostri amici animali. Unico vero, alto e straordinario scopo del referendum è lottare per l'abolizione della caccia e non deve essere considerata una causa persa altrimenti, ogni lotta per gli animali diventerebbe una causa persa. E non è così. Dura, difficile, piena di ostacoli, ma una causa straordinaria che pone chi l'abbraccia tra i paladini dell'etica. E' sempre successo nel mondo (schiavismo, razzismo, sessismo......).
  2. Nessuno vieta ad altri, associazioni, gruppi, partiti, di collaborare a rendere il referendum efficace: la raccolta firme superiore al quorum e ogni bisogno nato o nascituro soddisfatto. Sta alla nostra volontà (amore?) e, come già detto, al nostro desiderio di unione, di amicizia, di condivisione e non di risentimento o di avversione.
  3. Noi persone, non siamo le protagoniste del referendum, protagonisti sono gli animali, loro sono da salvare non noi.
  4. Non è pericoloso essere ottimisti. L'ottimismo dà la forza, il coraggio, la determinazione di procedere, di lottare perchè, come ha dichiarato l'antropologa Margaret Mead: "Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l'unica cosa che è sempre accaduta".
  5. Il passato è passato, trent'anni sono tanti rispetto alla velocità con cui la società oggi corre e il quorum può essere superato. La questione più importante, essenziale, è che le associazini, piccole, grandi, medie, zoofile, animaliste, antispeciste....i singoli cittadini amanti o meno degli animali.... capiscano che "quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare" affinchè la famosa muraglia di cui parla Tom Regan nel suo libro Gabbie Vuote, mattone per mattone venga abbattuta. Sono solidali i cacciatori per uccidere, non possiamo esserlo noi per salvare la vita?
  6. Rinunciare alla rissa, al chiasso, alla critica.....è una regola che ognuno di noi deve abbracciare. Nessuno ci ordina di scannarci e se ci scanniamo non saremo noi a morire ma, ancora e ancora, saranno gli animali.
  7. Il Covid sta per essere debellato, andiamo verso l'immunità di gregge; le regioni diventano sempre più bianche e le firme verranno raccolte al momento opportuno, sia presso i comuni, sia con i banchetti (90 gg. ma richiesti e ottenuti ulteriori 30).
  8. Se non si presenta ora il referendum dovremo aspettare ancora tanti anni e tanti milioni di animali torturati e uccisi.
  9. Le risorse economiche in buona parte ci sono ma si continueranno a raccogliere. La fantasia non manca. Ci sono già anche sponsor e testimonial.....
  10. Un referendum contro la caccia, presentato da solo, è già una bomba perchè costituirebbe quell'esempio che altri paesi europei potrebbero raccogliere. Non saremmo i primi visto che in Costa Rica, in Botswana, in Tanzania e Kenia la caccia è già stata abolita.
  11. Le grandi associazioni, interpellate, hanno risposto no in quanto hanno altre priorità ma se non vinciamo questo referendum i cacciatori avanzeranno nelle loro pretese e avranno la possibilità di cacciare sempre e ovunque, come è avvenuto e avviene, per esempio, in Toscana. Non dovrebbe interessare il fallimento dell'associazionismo ma il fallimento dell'abolizione di una pratica crudele e privilegiata.
  12. .......

Per altri dubbi, per chiarimenti, per informazioni, Ora rispetto per tutti gli animali rispettopertuttiglianimali@gmail.com, promotrice del referendum, potrà rispondervi.

Grazie per la pazienza e con la speranza che, al momento della raccolta firme, tutti noi si voglia intervenire per la buona riuscita di un obiettivo veramente straordinario.

Cordiali saluti.

Firenze, 18 giugno 2021

Mariangela Corrieri
Presidente Gabbie Vuote ODV – Firenze





Commenti alle dichiarazioni delle grandi associazioni che contestano il Referendum contro la caccia


  • Essere "da sempre contrari alla caccia" significa un silenzio di 30 anni dall'ultimo referendum? Perchè questa convinzione non ha dato frutti? Anzi, la situazione degli animali selvatici peggiora sempre più in quanto le popolazioni diminuiscono, la caccia al cinghiale è estesa tutto l'anno, le deroghe e le violazioni alle leggi non si contano.....Praticamente il mondo venatorio, anche se i cacciatori sono diminuiti e la civiltà moderna urla contro questa pratica crudele e retrograda, i cacciatori vengono continuamente assecondati. Un esempio? Sono stati gli unici a spostarsi durante il lock down.
  • Non c'è concorrenza tra i due referendum che riguardano la legge 157/92, basta firmarli entrambi. Chi ha indetto i referendum conosce bene le norme, le ha studiate per oltre un anno con esperti giuristi. Sa inoltre quale sia l'impegno che coinvolgono e, generosamente, se lo è accollato.
  • Se i consigli delle "grandi associazioni" (quindi sono state consultate!) non sono stati accettati forse è perchè tali consigli riguardavano il non procedere, l'aspettare, il rimandare?
  • Perchè ricadute sugli animali? Se il fallimento dei referendum riguarda le "piccole associazioni" che lo hanno indetto, perchè temere? Le "grandi associazioni" restano immuni.
  • L' Iniziativa Europea dei Cittadini per l'abolizione delle gabbie negli allevamenti (End the Cage Age), è stata lanciata da CIWF Compassion in World Farming e in Italia, ufficialmente, dal CEO di Compassion in World, Farming Philip Lymbery e dalla direttrice di CIWF Italia Annamaria Pisapia. Ben 170 sono le organizzazioni europee che vi hanno aderito, di cui 21 italiane (Animal Law, Animal aid, Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Lega Nazionale Difesa del Cane, Legambiente, Amici della Terra, Il Fatto Alimentare, Terra Nuova, Slow Food, Confconsumatori, Lega per l’abolizione della caccia, Jane Goodall Institute, Terra! Onlus, Animalisti Italiani, ENPA, LAV, Partito animalista, LEIDAA, OIPA, LUMEN) e, fra queste, alcune che aderiscono o non ostacolano il referendum contro a caccia.
  • I comitati che hanno organizzato i referendum non sono importanti, importanti sono i quesiti presentati e già pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.
  • Anche il referendum del 1990, promosso da "grandi organizzazioni" (Partito Radicale, Verdi, Partito Comunista Italiano, Democrazia Proletaria, LIPU, WWF, Legambiente e altre associazioni ecologiste), aveva messo in conto il fallimento (come in effetti è stato per mancanza del quorum) ma non per questo le organizzazioni hanno rinunciato a promuoverlo e assecondarlo. Nel 1990 non esistevano i social, non la rete e oggi, se non i mass media, saranno i social e la rete a reclamizzarlo.
  • Che responsabilità ha il referendum appena varato "nell'approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Senato del documento che vorrebbe trasformare la legge 157/92, incardinata sulla tutela della fauna selvatica (????), a gestione degli animali in funzione degli interessi umani"? Se una responsabilità potesse esistere sarebbe quella dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e delle "grandi associazioni" che, evidentemente, non hanno condotto e non conducono un'adeguata lotta contro la caccia.
  • Se si è "convinti che la caccia debba essere abolita", si deve fare di tutto per abolirla ma l'esempio di assenza di convinzione dopo il primo referendum è che: o niente è stato fatto o quello che è stato fatto non ha intaccato minimamente l'obiettivo.
  • E' vero le azioni devono essere realizzate con la testa e con il cuore e non con legami, tentennamenti e paure

Comunicato ENPA www.enpa.it/upload/content/202171195859171.pdf
  • E' accettabile che un'associazione che ha per finalità la protezione degli animali e la tutela dei loro diritti, non solo sia contraria al referendum contro la caccia ma, addirittura, "si impegni nel suo contrasto, con razionalità, con interventi legali, istituzionali...". Assurdo.
  • L'ENPA dice di lavorare "quotidianamentre sul contrasto all'attività venatoria" ma, evidentemente, non è stato finora sufficiente visto che la caccia ha sempre maggiore attenzione da parte delle istituzioni; i crimini venatori non vengono puniti se non in modo infinitesimale (80% dei cacciatori è bracconiere); il piombo delle cartucce continua ad essere diffuso (la Conferenza di Quito lo aveva destinato all'eliminazione entro il 2017); nonostante il centinaio di vittime umane; i 300/400 milioni di animali uccisi ogni anno da una caccia che dura tutto l'anno; nonostante l'art.842 del C.C. che dal 1945 permette di sparare nella proprietà privata e per la cui abrogazione nessuno ha mai lottato con determinazione; nonostante la cattura e prigionia degli uccelli da richiamo, povere innocenti vittime accecate, mutilate; nonostante permetta che centinaia di cani, animali d'affezione, vengano squartati, riaggiustati senza anestesia, abbandonati o fucilati durante le braccate al cinghiale......ecc.ecc. Le "grandi associazioni" non sono riuscite a far rientrare la caccia neppure nei confini delle varie leggi.
  • Si potrebbe immaginare e credere che chi ha organizzato il referendum lo abbia prima studiato per mesi e mesi? Che sappiano la difficoltà, il costo, l'impegno? Più importante del prima (ormai è passato) e del dopo (è un futuro ancora da conoscere) c'è il durante, ovvero l'oggi, il momento di raccogliere le firme e di farlo in nome di quegli animali che si dice di proteggere.
  • Il referendum del 1990 era del 1990, non conosceva internet che oggi tutti conosciamo e usiamo. L'informazione cammina veloce e si spera arrivi a chi vuole che le cose cambino.
  • Si dice che "l'iniziativa referendaria ridia fiato e forza alla caccia", ma com'è possibile! Fa nascere nuovi cacciatori? (non crediamo), snellisce le "grandi associazioni"? (forse questo è possibile, soprattutto se il referendum passa). Che i cacciatori, davanti al referendum che li annullerebbe, è certo che si compattino, cosa, purtroppo, che non sanno fare gli animalisti come già constatò, con grande amarezza, Tom Regan.
  • La legge 157/92 "buona legge"? Ma se permette crudeltà inimmaginabili, già descritte genericamente ma, se descritte nel dettaglio sarebbero insostenibili per l'efferatezza e la barbarie che illustrano. E la barbarie su esseri senzienti si chiamerebbe sport? Arte? Cultura? Buona legge?
  • Certo, la "valutazione degli avversari" viene fatta ogni giorno considerato che ogni giorno si caccia in Italia, che ogni giorno si pubblicizza la caccia, che ogni giorno i cacciatori risultano sui giornali. Ma se valutare gli avversari significa accettarli, per chi ama gli animali e la civiltà questo non è possibile anche perchè abbiamo in mente un grande concetto: "Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In realtà è sempre accaduto" (Margaret Mead antropologa americana).
  • Leggiamo: "si sta lavorando per l'abolizione dell'art. 842 (del 1942 epoca fascista) che permette ai soli cacciatori di entrare nelle proprietà private". Veramente l'articolo ha la bellezza di 79 anni ed è sempre in auge, occorreranno altri 79 anni di lavoro affinchè le buone anime riescano a farlo abrogare?
  • Sembra che l'eventuale vittoria del referendum rappresenti un "paradosso" in quanto peggiorerebbe la condizione degli animali creando un vuoto legislativo. Ma i vuoti legislativi non si colmano con le leggi? Non è compito del Parlamento legiferare? Da precisare che il referendum intende abrogare, della legge 157/92, gli articoli sulla caccia e lasciare quelli sulla protezione e la gestione della fauna selvatica nonchè le norme europee.
  • Perchè tanta avversità da parte delle "grandi associazioni" nei confronti dell'abolizione della caccia, perchè cercare tante motivazioni per giustificare l'inefficacia anche di una possibile vittoria quando in Europa ci stiamo avviando verso l'abolizione delle gabbie negli allevamenti (End the Cage Age) grazie alla firma di 1.400.000 cittadini? Quanti costi, quante difficoltà, quanto coinvolgimento dovrà esserci da parte degli allevatori? Eppure i cittadini hanno detto basta e l'Europa li ha ascoltati.
  • Proprio perchè il referendum è uno strumento di democrazia, i cittadini possono e sono tenuti ad usarlo.

  • Che negli "ultimi 25 anni nessun referendum abbia mai raggiunto il quorum" non significa che neppure quello contro la caccia non lo debba raggiungere. Oggi abbiamo i social, la rete, la diffusione capillare.
  • I referendum elencati che non hanno raggiunto il quorum, con l'ecceziione dell'art. 842, rappresentavano, evidentemente, interessi specifici, particolari o di categoria. Il rispettto per gli animali, per il loro benessere, è ormai codificato, assorbito, stratificato nella sensibilità dei cittadini. Ultima conquista: l'abolizione delle gabbie negli allevamenti.
  • Il rischio di un quorum che non venga raggiunto esisterà sempre per ogni referendum. Questo non significa che un referendum debba restare chiuso nel cassetto. Nel nostro Paese esistono oltre 6 milioni di veg, quindi di amanti reali degli animali e l'80% dei cittadini, secondo le statistiche, è contrario alla caccia. Se si pensa che il referendum sia inutile, la caccia dovrà continuare in eterno? Dovremo accettare questo "sport" o "arte" come la definiscono i cacciatori, senza muovere un dito?
  • Perchè pensare che il Parlamento "faccia entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta"? Il pessimismo non aiuta, frena, impone cautele che producono inerzia.
  • Nell'abrogazione dei vari articoli sulla caccia, nel referendum la Diretttiva Uccelli è stata considerata. Inoltre, visto che il Parlamento è l'istituzione preposta a legiferare, perchè non dovrebbe colmare eventuali vuoti?
  • Perchè se la caccia non vi piace per quelle ragioni che tutti gli animalisti sostengono, non avete mai pensato alla sua abolizione? E perchè, visto che qualcuno l'ha fatto, non la sostenete? Se la caccia resta, restano anche tutti i suoi aspetti illegali e crudeli, antisociali e retrogradi.
  • Conosciamo il vostro impegno nei confronti degli animali inziato nel 1965. Purtroppo la caccia non si limita alla stagione venatoria ma dura tutto l'anno. Oggi i cinghiali di sottospecie alloctone importati dagli anni '70 nonosante le leggi di divieto, nonostante i metodi ecologici per il loro contenimento mai attivati, nonostante il divieto di immissione e foraggiamento, vengono reclamizzati come la nuova peste. Quali rimedi sono stati presi per evitare le violazioni? Quali mezzi vengono presi per tutelare questi animali inconsapevoli e incolpevoli? Ci risulta: nessuno.
  • Il cambiamento avvenuto e in divenire riguarda soprattutto la cultura e la sensibilità che si evolvono.
  • Dite che la "vostra azione, condivisa con moltissime persone e tante associazioni con cui lavorate insieme.. è un'azione complessa, impegnativa, che necessita di lavoro scientifico, dati, informazioni, azioni politiche, campagne mediatiche, coinvolgimento della gente e che mai deve fare a meno della razionalità, della visione, della ragionevolezza....." ma viene utilizzata solo per i vari, particolari, specifici problemi di tutela e non per quello immenso della salvezza. Il refereendum abolisce la caccia e quindi annulla tutte le piccole, spesso fallimentari azioni che richiedono quella "ragionevolezza".

Nonostante tutto, anche se non siamo fratelli siamesi ci assomigliamo e non cessiamo quindi di chiedere accettazione, diffusione, collaborazione.

Firenze, 23 luglio 2021

Mariangela Corrieri
Presidente Gabbie Vuote ODV – Firenze
Membro del CAART Coordinamento Associazioni Animaliste Regione Toscana
Membro FIADAA Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente


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