Abbiamo davanti a noi una grande muraglia che non può essere abbattuta in una sola volta ma togliendo mattone per mattone
Tom Regan filosofo
Piano faunistico venatorio toscano
Confronto giuridico e scientifico
La Corte Costituzionale ha elevato l'ambiente (insieme all'ecosistema e alla biodiversità) a un valore di rango costituzionale primario e assoluto, ora espressamente tutelato dagli artt. 9 e 41 della Costituzione. Questo valore non è frazionabile e deve garantire un elevato livello di tutela, costituendo un limite alle altre discipline di settore. https://ultimora.zanichelli.it/diritto/materie-diritto/diritto-pubblico-e-amministrativo/lambiente-entra-a-far-parte-dei-principi-fondamentali-della-costituzione/
L’uomo è disonorato dal modo in cui tratta gli animali (Luigi Lombardi Vallauri, filosofia del diritto).
Premessa
La caccia, in qualunque modo la si chiami: controllo, contenimento, prelievo, rimozione, depopolamento, abbattimento, eradicazione, termini a effetto placebo dietro i quali si nasconde il verbo ammazzare, uccidere, fucilare, ovvero togliere la vita a milioni di vite che vogliono vivere.
In Toscana nel 2024, i cacciatori erano 62.738 ovvero 1,7% del totale dei cittadini che sono 3.660.530 e che per l’80% vorrebbero vietare la caccia.
In base al rapporto Ecomafia di Legambiente 2025, la Toscana si conferma una regione ad alto tasso di illeciti ambientali, inclusi quelli a danno della fauna selvatica. Il fenomeno del bracconaggio e dei reati venatori è strutturale, infatti la Toscana è molto alta nella classifica nazionale degli ecoreati passando ultimamente dal settimo posto al quinto https://noecomafia.legambiente.it/
Da tener conto che l’Italia è il secondo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, a produrre armi leggere di cui l’80% destinato alla caccia.
Riferimenti
Articolo 9 Costituzione italiana
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica (cfr. artt.33- – 34). Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Articolo 41 Costituzione italiana
L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.
Dichiarazione di New York
La Dichiarazione di New York sulla coscienza animale presentata il 19 Aprile 2024, (dopo la Dichiarazione di Cambridge del 7/7/2012 - www.animal-ethics.org/dichiarazione-di-cambridge-sulla-coscienza/) è un manifesto che ha raccolto fin da subito un grande consenso e include oggi una coalizione di 480 scienziati e filosofi, tra cui Peter Singer, David Chalmers e il neuroscienziato italiano Giorgio Vallortigara. Molti animali—inclusi tutti i vertebrati e molti invertebrati (cefalopodi, crostacei, insetti) possiedono capacità di coscienza, provando emozioni, dolore e piacere.
Invita a considerare la senzienza animale nelle decisioni etiche e politiche.
Art. 842/1942 del C.C.
Articolo che permette ai soli cacciatori l'ingresso nella proprietà privata.
Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno.
Egli può sempre opporsi a chi non è munito della licenza rilasciata dall'autorità.
Per l'esercizio della pesca occorre il consenso del proprietario del fondo.
L’Art. 15 della legge 157/92 (Utilizzazione dei fondi ai fini della gestione programmata della caccia) al comma 1 recita: Per l'utilizzazione dei fondi inclusi nel piano faunistico-venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell'ambiente.
Più volte in Parlamento è stata presentata la proposta di abolizione, inutilmente.
A seguito del caso Chassagnou, 29 aprile 1999, i proprietari terrieri in Francia possono opporsi alla caccia sui propri fondi per ragioni di coscienza ("opposition de conscience"), indipendentemente dalle dimensioni del terreno, vietando l'ingresso ai cacciatori.
La sentenza storica è la Herrmann contro Germania, pronunciata dalla Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) il 26 giugno 2012.
Questa sentenza ha stabilito che l'obbligo, imposto dalla legge tedesca, per i proprietari di piccoli terreni (inferiori a 75 ettari) di tollerare la caccia sulle proprie proprietà viola il diritto di proprietà previsto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo
L’Italia, dopo la decisione del Consiglio di Stato, che con Sentenza n. 895/2026, pubblicata il 3 febbraio, ha accolto la richiesta di una donna di Ravenna di escludere i suoi terreni dall’attività venatoria "per motivi etici”. Nella sentenza 895/2026 viene ribadito che la legge consente ai proprietari di richiedere la sottrazione dei propri terreni dalla caccia fintanto che tale scelta non ostacoli concretamente l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria, riconoscendo espressamente la legittimità anche di motivazioni etiche e morali.
A seguito di questa sentenza, a Santarcangelo sono partite le prime richieste di alcuni residenti per ottenere il divieto di caccia sulle loro proprietà.
Agenda ONU 2030 Goal 15
"Vita sulla Terra", mira a proteggere, ripristinare e promuovere l'uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, arrestare e invertire il degrado del suolo e fermare la perdita di biodiversità entro il 2030.
Green Deal Europeo
E la strategia di crescita dell'UE lanciata nel 2019 per trasformare l'Europa nel primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.
Tra gli obiettivi prioritari vi sono quelli di proteggere la biodiversità e gli ecosistemi; www.consilium.europa.eu/it/topics/nature-and-biodiversity/
La legge europea sul clima approvata nel 2021, rende giuridicamente vincolante l'obiettivo del Green Deal.
Nel febbraio del 2024 sono state approvate nuove norme nel quadro dell'azione UE a tutela della biodiversità in Europa. Tali misure vincolano tutti i paesi dell'UE a impegnarsi al ripristino degli habitat naturali. La nuova legge garantirà che ogni paese dell'UE prenda provvedimenti. Tutti i paesi saranno tenuti a presentare e implementare un piano nazionale di restauro che affronti le loro questioni più urgenti.
Inoltre ci sono norme che regolano i metodi di cattura, proibiscono l’uso di tagliole per catturare gli animali selvatici nell’UE e stabiliscono criteri di non crudeltà.
Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità COP 16
La Convenzione sulla diversità biologica ha confermato la creazione di un nuovo fondo per mobilitare risorse per la conservazione degli ecosistemi, l'obiettivo è arrivare ad almeno 30 miliardi di dollari annui entro il 2030 come finanziamento per la biodiversità la cui continua perdita rappresenta una minaccia globale ed esistenziale per l'umanità.
In estrema sintesi, prevede la protezione di almeno il 30% delle terre e dei mari entro il 2030, l’eliminazione ogni anno di 500 miliardi di dollari di sussidi dannosi all’ambiente, l’aumento della resilienza degli ecosistemi riducendo di 10 volte il tasso di estinzione delle specie e incrementando l’abbondanza di quelle selvatiche, e l’istituzione di un fondo, il Global biodiversity framework fund (Gbff), per colmare il gap finanziario di 700 miliardi di dollari all’anno da impiegare per la conservazione della biodiversità. Proprio quest’ultimo è stato l’elemento principale del summit di Roma.
Il Regolamento europeo sulle specie esotiche invasive (UE) n. 1143/2014 e il Decreto Legislativo 230/2017
L'art. 19 comma 3 del Regolamento UE n, 1143/2014 recita: Gli stati membri, nell'applicare le misure di gestione e nel selezionare i metodi da utilizzare, tengono in debita considerazione la salute umana e l'ambiente, particolarmente le specie non destinatarie di misure e i loro habitat e assicurano che, quando fra i destinatari di misure figurano gli animali, siano loro risparmiati dolore, angoscia o sofferenza evitabili...
Codice della Strada
Secondo l'art. 189 del Codice della Strada In Italia, investire un animale (domestico, da reddito o selvatico) comporta l'obbligo di fermarsi e prestare soccorso, pena una sanzione amministrativa da 422 a 1.694 euro (aggiornamento 2024).
- Fauna selvatica: In caso di collisione con animali selvatici, è possibile richiedere il risarcimento dei danni alla Regione o ente responsabile, previa dimostrazione della dinamica e della colpa dell'ente (es. assenza di recinzioni o cartelli).
- Omissione: Non prestare soccorso a un animale ferito può portare a sanzioni amministrative elevate e, in casi gravi, a responsabilità penali.
Codice Penale artt. 544 bis e 544 ter
Da tener presente che la sentenza della Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3674 del 25 gennaio 2018) stabilisce: In tema di delitti contro gli animali, ai fini della configurabilità dei reati di uccisione (art. 544-bis cod. pen.) e di maltrattamento di animali (art. 544-ter cod. pen.) non è necessaria la compiuta identificazione dell'animale offeso. Quindi, sia esso alloctono, naturalizzato, autoctono… la questione non cambia.
Nature Restoration Law
E’ il primo regolamento europeo, approvato nel 2024, che fissa obiettivi giuridicamente vincolanti non solo per la tutela ma anche per il ripristino degli ecosistemi degradati, in tutti gli Stati membri. Obiettivo principale è ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell'UE entro il 2030, estendendosi a tutti gli ecosistemi compromessi entro il 2050.
Le parole: protezione, conservazione, mantenimento, recupero, preservazione, ripristino e le frasi: consultazione con la Commissione europea (che non si fa); sempre che non vi siano altre soluzioni soddisfacenti (che non si cercano); divieto di caccia durante la nidificazione, riproduzione e dipendenza, non distruggere o danneggiare e asportare nidi uova (com'è possibile se si caccia tutto l'anno); si possono prendere misure di protezione più rigorose di quelle previste; si leggono quasi in ogni articolo della Direttiva Uccelli, ma possiamo credere che vengano rispettate leggendo i Piani venatori? Le deroghe sono sempre previste ed è facile trovare la motivazione per emetterle, bastano poche parole.
La legge, segnata dall'opposizione di alcuni Stati membri tra cui l'Italia, richiesta da 1 milione di cittadini, 100 imprese, 600 scienziati e 200 ONG per la protezione e il ripristino degli ecosistemi europei, introduce il reato di ecocidio.
La legge stabilisce che, entro due anni dalla sua entrata in vigore, ogni Stato Membro si doti di un Piano di Ripristino e, oltre a stabilire date precise per il raggiungimento degli obiettivi ovvero il recupero della biodiversità e degli habitat naturali, definisce anche alcuni indici importanti per la conservazione della biodiversità in ambiente agrario e forestale declinando un target specifico, giuridicamente vincolante per gli Stati Membri.
Il 17 giugno 2024, dopo un lungo iter durato due anni, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il testo definitivo della Nature Restoration Law. I singoli Paesi dovranno presentare alla Commissione, entro la metà del 2026, piani nazionali di restauro. https://asvis.it/notizie/2-23273/nature-restoration-law-ecco-come-restaurare-la-biodiversita-in-italia
Legge 157/92 Art. 15.1
“L’articolo 15, comma 1°, della legge 157/92 stabilisce che “per l’utilizzazione dei fondi è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura dell’amministrazione regionale”.
Un obbligo che nessuna regione ha mai rispettato.
Nel 2012 è stata promossa una class action da 50 agricoltori vicentini contro cacciatori per uso di proprietà private.
Una formale richiesta in questo senso è stata avanzata anche in Lombardia, a nome di alcuni proprietari terrieri.
Secondo calcoli prudenziali per difetto “per ogni ettaro di terreno soggetto a servitù venatoria il compenso dovuto ai proprietari di terreni in Lombardia potrebbe ammontare anche a 70 euro all’anno. Gli anni per i quali è possibile riscuotere il dovuto sono dieci, e poiché gli ettari sui quali è applicabile questo indennizzo sono circa 1 milione e 200 mila, ecco che il conto è presto fatto e per niente disprezzabile: parliamo di una somma intorno agli 84 milioni di euro che i cacciatori lombardi sarebbero tenuti a coprire ogni anno, quando rinnovano la licenza venatoria.
La LAC ha sostenuto una iniziativa simile a livello regionale in Veneto dove 800 proprietari e conduttori di fondi hanno promosso la class action per il rimborso sulla presenza di cacciatori nel proprio fondo e la Giunta regionale non ha potuto fare a meno di applicare la legge e con delibera n. 2910 del 30 dicembre 2013 ha approvato un provvedimento pubblicato sul B.u.r. n.14 del 4 febbraio 2014.
“Si provvede al riparto, a favore delle Amministrazioni provinciali del Veneto, dei proventi delle tasse sulle concessioni regionali in materia venatoria (introiti accertati al 31.12.13) destinati al finanziamento degli interventi ad esse attribuiti dalla L.R.n.50/93. In tale sede, nelle more degli ulteriori approfondimenti finalizzati ad un corretto ed efficace utilizzo delle somme da destinarsi all'erogazione del contributo per i proprietari/conduttori dei fondi rustici in applicazione dell'art.27, c.1 della medesima L.R.n.50/93, vengono individuate, all'interno delle risorse assegnate alle Province, ulteriori risorse, aggiuntive a quelle autorizzate con dgr 2910 del 30.12.2013, da destinarsi all'erogazione dei suddetti contributi.”
Un credito enorme su tutto il territorio nazionale, miliardi di euro con gli arretrati.
Direttiva Uccelli, Direttiva Habitat e Regolamento Reach
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n.1054 del 23 febbraio 2009 dichiara definitivamente l’illegittimità della caccia in deroga contro gli uccelli migratori.
Il Consiglio di Stato ha sospeso la delibera con cui la giunta regionale della Lombardia, lo scorso 14 luglio 2025, aveva autorizzato la caccia “in deroga” a fringuelli e storni per il periodo compreso tra il 1 ottobre e il 30 novembre 2025.
L'Italia, nel 2024 è stata oggetto di due procedure di infrazione sulla caccia per non aver rispettato:
- la Direttiva Uccelli praticando l'attività venatoria in periodi dell'anno in cui non è consentito e perfino nelle zone protette
- il Regolamento Reach relativo all'uso delle munizioni di piombo nelle zone umide senza considerare che la Commissione europea sta proponendo il divieto di utilizzo del piombo su tutto il territorio dell'Unione.
In Europa il 67% degli habitat si trova in uno stato di conservazione inadeguato o cattivo. www.isprambiente.gov.it/files2025/pubblicazioni/stato-ambiente/stato-dellambiente-in-italia-2025-indicatori-e-analisi.pdf
Il deterioramento degli habitat è la causa principale della perdita di biodiversità, guidato da attività umane come deforestazione, urbanizzazione, agricoltura intensiva e inquinamento, che frammentano o distruggono gli ecosistemi. Questo fenomeno riduce drasticamente lo spazio e le risorse, mettendo a rischio un milione di specie.
La parola d’ordine è deframmentare, ovvero spezzare la frammentazione prodotta dalle infrastrutture umane. e progettare corridoi ecologici. Recuperare habitat danneggiati o destinati a scomparire, predisporre corridoi ecologici.
In Italia, la perdita di biodiversità è principalmente causata dal deterioramento e dalla frammentazione degli habitat naturali, le attività umane, tra cui l'espansione urbana, l'agricoltura intensiva e i cambiamenti climatici, stanno minacciando ecosistemi fondamentali
Parlamento europeo 24.2.25
Specie animali e vegetali stanno scomparendo a un ritmo accelerato a causa delle attività umane. Quali sono le ragioni e perché la biodiversità è importante?
Il monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto Farmland Bird Index https://rivistanatura.com/wp-content/uploads/2026/02/ITA_Brochure_Farmland_Bird_Index.pdf
Occorre ricordare che la Direttiva Uccelli, art. 7, prevede che non siano cacciate specie durante il periodo di nidificazione né durante le fasi della riproduzione e della dipendenza e per le specie migratrici durante il periodo di riproduzione e il ritorno al luogo di nidificazione.
L'Europa ha sotto osservazione l'Italia che ha in corso una procedura EU Pilot relativa all'assenza di misure efficaci di contrasto al bracconaggio e alla caccia di specie in declino.
All’Italia viene contestato innanzi tutto di non aver applicato le misure previste dalla direttiva Habitat del 1992.
Secondo il GRIG Gruppo d’Intervento Giuridico le procedure di infrazione in tema di carente tutela della fauna selvatica e degli habitat naturali sono quattro nel 2024, con centinaia di migliaia di euro da pagare https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2024/04/05/riprende-lesame-in-parlamento-della-delirante-proposta-di-legge-bruzzone-in-materia-di-caccia/#more-37749
DDL 1552 del 2025
19a legislatura, sulla modifica della legge 157/92, riforma le norme sulla fauna selvatica omeoterma e sul prelievo venatorio, tra emendamenti, polemiche e audizioni è un attacco al cuore del diritto ambientale italiano è stato infatti elaborato senza il confronto con le organizzazioni ambientaliste e animaliste e i cittadini italiani, ma solo su pressione delle associazioni venatorie.
Preso a modello per i Piani regionali che potranno essere integrati in base alle sue disposizioni, viola la Costituzione italiana e le norme europee, inoltre propone l'affidamento a un organo politico e non scientifico, il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (Il nome stesso rivela la sua inclinazione), il compito di emanare pareri dello stesso valore rispetto a quelli scientifici di ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, naturalmente indebolito.
Stato dell’ambiente e della biodiversità
Presentato dall’ISPRA il III Rapporto Direttiva Habitat 2007-2012. In Italia, circa una specie su due è a rischio estinzione a causa dell'impatto antropico, con il 50% della flora, il 51% degli animali e il 67% degli habitat protetti in stato di conservazione inadeguato. L'agricoltura intensiva, la frammentazione del territorio, l'inquinamento e i cambiamenti climatici sono le cause principali.
Il rapporto più recente dell’Agenzia europea per l’ambiente “Europe’s Environment 2025” mostra che nell’UE l'81% degli habitat, il 39% delle specie degli uccelli e il 62% delle specie non ornitiche di interesse comunitario (cioè quelli protetti ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli) si trovano in uno stato di conservazione Inadeguato (poor) o cattivo (bad), con una tendenza che continua a peggiorare negli anni www.isprambiente.gov.it/it/ripristino-della-natura/il-pnr-e-il-regolamento-sul-ripristino-della-natura/stato-degli-habitat-in-italia-e-in-europa
Secondo il Living Planet Report (LPR) 2024 del WWF www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/living-planet-report/ c'è stato un catastrofico calo del 73% della dimensione media delle popolazioni globali di vertebrati selvatici in soli 50 anni (1970-2020).
La legge obiettivo n. 10/2016 della Regione Toscana per il controllo degli ungulati, in 20 mesi di caccia dal giugno 2016 al settembre 2018 ha visto la morte di 198.337 cinghiali, 45.890 caprioli, 4.769 daini, 1.957 cervi, 393 mufloni, eppure tale mattanza non ha prodotto la liberazione dagli ungulati visto che ancora, ogni anno, centinaia di migliaia di animali vengono uccisi. Ciò dimostra quanto hanno sempre detto scienziati, esperti, studiosi: la caccia aumenta il numero degli animali, non lo diminuisce anche in mancanza di censimenti e in contrasto con il parere di Luigi Boitani (biologo, tra i massimi esperti mondiali di fauna selvatica) il quale ha affermato "Che io sappia non esistono censimenti di qualità scientifica; in Toscana dei cinghiali vivi non si sa molto, solo stime soggettive, opinioni personali".
Richiami vivi
La Direttiva Uccelli dell’Unione Europea (2009/147/CE) vieta, salvo deroghe (facili da emanare), la cattura di uccelli selvatici e il loro utilizzo come richiami vivi che servono per attirare uccelli liberi che vengono poi uccisi. Uccelli che vivono in gabbie di dimensioni ridottissime e sono costretti a pratiche che alterano profondamente il loro ciclo biologico. Tra queste, la permanenza per mesi al buio e al freddo, in modo da impedire loro di volare e di esprimere i propri comportamenti naturali. L’Italia, tuttavia, ha fatto ampio ricorso a deroghe e concessioni, attirando più volte l’attenzione e le sanzioni delle istituzioni europee. In Europa l’uso dei richiami vivi è ormai fortemente limitato, ma sopravvive in Italia.
https://ali.ong/rivista/diritto/richiami-vivi-cosa-sono-e-qual-e-la-disciplina-italiana/ 7 LUGLIO 2021
2024 -Gli animali più usati come esche sono gli uccelli che vengono prelevati in natura o allevati appositamente, e sottoposti a condizioni di vita aberranti. Gli animali sono tenuti in cattività all’interno di gabbie piccolissime e sottoposti a pratiche che ne alterano il ciclo di vita. In particolare, vengono tenuti sempre al freddo e al buio. Vivono in condizioni igieniche precarie, senza la possibilità di distendere ed utilizzare le ali, destinate così ad atrofizzarsi. Senza la possibilità di fare le quotidiane abluzioni e bagni di sabbia che in natura amano fare per proteggersi dai parassiti. Costretti ad una perpetua detenzione dove ogni esigenza etologica e fisiologica è negata. A contatto con i propri escrementi, dove le zampe si ricoprono di piaghe e ulcere, dove il becco si deforma, obbligati a nutrirsi del mangime deciso dal cacciatore.
Il tasso di mortalità in queste condizioni è impressionante ed è per questo che il commercio di questi animali è fiorente.
Al momento giusto sono portati nelle zone di caccia, dove il loro canto – stimolato attraverso luci artificiali o altre tecniche stressanti – attira i loro simili nella traiettoria di sparo dei cacciatori.
La Direttiva Uccelli dell’Unione Europea (2009/147/CE) vieta – salvo deroghe – la cattura di uccelli selvatici e il loro utilizzo come richiami vivi. Inutile a dirsi, in Italia le deroghe sono tante, così come le autorizzazioni concesse ai cacciatori. Per questo, il nostro Paese ha già subito negli anni diverse sanzioni da parte dell’Unione Europea.
In Italia, purtroppo, la normativa che ha recepito la Direttiva Uccelli e altre direttive ha previsto che siano le Regioni a decidere con la propria legge regionale se autorizzarli o no. Per esempio il Piemonte è una delle Regioni che vieta questa pratica nell’attività venatoria.
L’utilizzo degli uccelli come richiami vivi è una pratica particolarmente crudele legata alla caccia da "capanni" fissi o temporanei. Una pratica medievale abolita da decenni nella stragrande maggioranza dei paesi europei.
Proprio perché la pratica è crudele, se non una vera tortura, la Corte di Cassazione ha emesso più volte sentenze di maltrattamento per un metodo barbaro e arcaico. Anche la Corte Costituzionale ha emesso dure sentenze contro la Toscana. Perfino il Presidente del Consiglio dei Ministri ha promosso ricorso alla Corte Costituzionale nei confronti della legge Toscana.
Cinghiali
Chi è il cinghiale italiano
Perché non si dice che i cacciatori, negli anni '70 del secolo scorso, hanno portato alla quasi estinzione il cinghiale autoctono e, per accontentare il loro orgasmo di morte, hanno importato la specie alloctona dall'est Europa (cinghiali più grandi, più confidenti, più prolifici), l'hanno ibridata con i maiali, devastato l'habitat e, con la caccia o il controllo che si protrae per tutto l'anno, aumentato il loro numero (vi sembrerà assurdo ma è proprio così basta leggere il libro di Franco Nobile - medico, docente e cacciatore, medaglia d'oro al valore della Sanità conferitagli dal Presidente della Repubblica Ciampi) in quanto "la causa principale dei danni all'agricoltura più che in una eccessiva densità, sta in una cattiva struttura sociale dei branchi, troppo ricchi di soggetti giovani che vengono respinti dagli anziani dominanti…" e questa cattiva struttura sociale deriva dalla caccia che destruttura i gruppi rendendoli più prolifici.
Infine, dove potrebbero vivere animali le cui principali caratteristiche sono la socialità, la vita notturna, la predilezione per la macchia folta, l'erratismo ed il desiderio di tranquillità quando si ritrovano in ambienti del tutto inadatti, accerchiati in luoghi devastati, occupati, infestati dagli umani?
Come scrive il Prof. Franco Nobile nel suo libro: "i cinghiali non temono le persone, si affezionano facilmente all'uomo, convivono senza paura e senza prepotenza con cani e gatti…".
Noi possiamo uccidere milioni di animali (di più: 170 miliardi/anno sulla Terra) ma guai se un animale spinto dalla fame o dai suoi bisogni etologici provoca incidentalmente e senza volere ferite o morte a un umano. Il Tribunale civile di La Spezia ha condannato la Regione Liguria a risarcire un automobilista che era rimasto coinvolto in un incidente causato da un cinghiale rimasto ucciso, sostenendo, "che la Regione non solo avrebbe dovuto intensificare le misure di controllo della fauna ma anche che l'attraversamento del cinghiale avrebbe dovuto essere più efficacemente impedito mediante l'installazione di un guardrail, barriere artificiali...o, quanto meno, dall'apposizione di cartelli di pericolo…".
Il rischio esiste ovunque (un albero crolla sopra una persona, abbattiamo tutti gli alberi per evitarlo?).
I cinghiali sono stati allevati, reimmessi in tutta Italia, foraggiati fino a che la tardiva legge n. 221/2015 ne ha proibito il ripopolamento e il foraggiamento. Inutilmente, perché le illegalità della caccia restano sempre nascoste e sottolineate dal fatto che l'Italia, nel 2024, è risultata al 52 posto nella classifica globale della corruzione ed al 19° posto tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea www.transparency.it/.
I cinghiali non solo vengono allevati ma addirittura venduti on line vivi e morti www.subito.it/animali/cinghiali-in-purezza-palermo-309049286.htm per incrementare quella filiera alimentare che fa di un animale selvatico, un animale d'allevamento.
Legge 28 dicembre 2015, n.221
Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali. Vigente al: 24-2-2026 https://www.normattiva.it/esporta/attoCompleto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-01-18&atto.codiceRedazionale=16G00006
Art.7 Disposizioni per il contenimento della diffusione del cinghiale nelle aree protette e vulnerabili e modifiche alla legge n.157 del 1992
- È vietata l'immissione di cinghiali su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle (aziende agricole di cui all'articolo 17, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, delle zone di cui alla lettera e del comma 8 dell'articolo 10 della medesima legge n. 157 del 1992) aziende faunistico-venatorie e delle aziende agri-turistico-venatorie adeguatamente recintate.
- È vietato il foraggiamento di cinghiali, ad esclusione di quello finalizzato alle attività di controllo (il divieto non si applica alle aziende agricole di cui all'articolo 17, comma 4, della legge 11 febbraio 1992, n.157, alle zone di cui alla lettera e del comma 8 dell'articolo 10 della medesima legge n.157 del 1992, alle aziende faunistico-venatorie e alle aziende agri-turistico-venatorie adeguatamente recintate di cui al comma 1 del presente articolo).
E’ risultato che la fertilità dei cinghiali è notevolmente più alta quando la caccia è intensa. Inoltre, quando la caccia è intensa la maturità sessuale viene raggiunta prima, a meno di un anno di età. Se in un territorio vengono uccisi molti animali i sopravvissuti avranno una maggiore disponibilità di cibo.
Un progetto LIPU "Rete biodiversità" studiato ed eseguito per riequilibrare l’ambiente, renderlo possibile alla salvaguardia della vita degli animali ha previsto: la riqualificazione delle aree verdi, realizzazione di piccoli sottopassi, mensole, rampe, ponti sospesi che agevoleranno il passaggio della fauna rendendolo sicuro.
Non si è mai sentito parlare di metodi di contenimento alternativi, che pure esistono senza doversi inventare niente. Non sono mai stati ascoltati biologi o esperti, perché evidentemente delegare e sparare costa molto meno che investire in pratiche alternative. Esempi? Recinti elettrificati, sottopassi, dissuasori, shelter, reti di rinforzo degli argini, sterilizzazioni.
Uccidere e sparare non risolve il problema. Bisogna cominciare a curare i luoghi in cui vivono, rimuovere i rifiuti, riportare i branchi nei boschi, sui colli e usare il corpo forestale per monitorare le popolazioni. Ciò significa portare loro da mangiare nel loro ambiente, formare la popolazione, usare metodi contraccettivi, già in uso in Inghilterra, in Australia e anche in alcune parti d’Italia con buoni risultati. Le specie animali hanno diritto a vivere e noi, razza evoluta, dobbiamo convivere con loro, non sterminarli.
E se l’invasione dei cinghiali fosse fermata senza fucili ma con una pillola anticoncezionale? Sarebbe una panacea per il territorio, l’ambiente e probabilmente per il budget delle regioni. Nel Parco naturale della Maremma alla «super pillola» si sta pensando da anni grazie a una collaborazione con l’Animal and Plant Health Agency di York, in Inghilterra, e a una ricercatrice, Giovanna Massei, che sta mettendo a punto un anticoncezionale particolarmente efficace su questi animali. Al progetto lavorano dalla Maremma anche i biologi Francesco Ferretti e Andrea Sforzi. La sperimentazione è già iniziata. www.corriere.it/cronache/15_ottobre_01/pillole-anticoncezionali-nessun-fucile-ecco-guerra-20-cinghiali-506d04e2-682f-11e5-8aba-46b77edd4706.shtml
I cinghiali sono una classica specie a "selezione r", caratterizzata da un elevato potenziale riproduttivo e da una crescita esponenziale della popolazione quando le condizioni ambientali sono favorevoli. Ma esiste la legge biologica della capacità portante che regola una specie animali in funzione del cibo e dei luoghi di nidificazione/tana.
Peste suina africana PSA
Il provvedimento (Ordinanza 1/2026) - firmato dal Commissario Straordinario di Governo Giovanni Filippini - è stato trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni ed è già in vigore. Si applicherà dalla data di emanazione - e fino al 31 dicembre 2028- su tutto il territorio delle Regioni e delle Province Autonome attualmente indenni da PSA. Le disposizioni dell'Ordinanza 1/2026 non si applicano alla regione Sardegna.
Per quanto riguarda soprattutto i cinghiali, prime vittime tra i mammiferi, i veri rimedi non vengono presi i considerazione, si continua a frammentare il territorio, non si creano corridoi per favorire l'erratismo come fanno alcuni Paesi europei, non si installano catarifrangenti, non si migliora la cartellonistica stradale, non si predispongono colture dissuasive, non si gestisce appropriatamente il bosco normale habitat del cinghiale, non si persevera nell'installazione di recinzioni elettriche per le colture pregiate ma, soprattutto, nonostante la legge n.221 del 28 dicembre 2015, collegato ambientale, si continua a foraggiare e ripopolare.
La Corte costituzionale ha spesso condannato le Regioni italiane per norme che prevedevano deroghe illegittime in materia di caccia, in particolare per quanto riguarda l'anticipazione o la proroga dei calendari venatori, il prelievo di specie protette o l'abbattimento di fauna selvatica al di fuori dei limiti stabiliti dalla legge nazionale (n. 157/1992) e dalle direttive europee.
La caccia aumenta il numero di animali
Perchè la caccia aumenta il numero degli animali? Lo dicono, tra gli altri, i seguenti scienziati.
Tra i tanti, lo dichiara sulla rivista Suddeutsche Zeitung, il prof. Reichholf eminente Direttore della Divisione Vertebrati della collezione zoologica di Monaco di Baviera e docente di biologia e conservazione della natura nelle due università di Monaco, il quale afferma che “Quando in un territorio vengono uccisi molti animali mediante la caccia che avviene soprattutto in autunno e inverno, i sopravvissuti hanno un migliore apporto nutritivo. Gli animali così rinforzati si riproducono in primavera più presto e in maggior numero.” Secondo lo scienziato “attraverso la caccia le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare e quelle che sono comuni diventano ancora più comuni.”
Anche Norbert Happ, il più noto esperto di cinghiali ed ungulati della Germania ed egli stesso cacciatore afferma: “I rapporti sociali disordinati nelle popolazioni di cinghiali con riproduzione incontrollabile sono da imputare esclusivamente all’esercizio venatorio”.
Gli unici che hanno interesse ad avere un’alta presenza di animali sono i cacciatori. E’ quindi utopico delegare i cacciatori al controllo della fauna selvatica considerato che hanno tutto l’interesse nel mantenere alto il numero delle loro prede.
Inoltre, nonostante l’alta diffusione dell'illegalità e del bracconaggio (80% dei cacciatori), a causa dell'omertà diffusa, i rari reati che vengono sottoposti a procedimento giudiziario, per la maggior parte ottengono l'assoluzione in primo grado di giudizio senza alcuna sanzione penale e altri procedimenti terminano con l’oblazione, con la non procedibilità per la tenuità del fatto, con la prescrizione
Non sono solo gli animali selvatici a morire è anche un grande numero di animali domestici www.vittimedellacaccia.org/dossier-2024-2025-vittime-animali-domestici/
Maltrattamenti, “fucilazioni per sbaglio”, incuria, angherie e sevizie contro gli animali, anche quelli domestici, da parte di chi imbraccia fucili, sono un fenomeno molto ampio e diffuso che interessa tutto il Paese, tutto l’anno. Ed è soltanto una minima parte quella che emerge dalle cronache dei media.
Carne di cinghiale e altri selvatici
Altro aspetto da rifiutare della caccia o controllo agli ungulati è la mercificazione della carne di cinghiale. La realizzazione di una filiera della sua carne determinerebbe unicamente la permanenza e l’incremento dell’attuale situazione.
I cinghiali, tra l'altro, vengono addirittura venduti on line vivi https://parcodiveio.it/nuovo-avviso-di-asta-pubblica-vendita-cinghiali-vivi/ e morti, per incrementare la filiera che fa di un animale selvatico, un animale d'allevamento www.lecarnidelbosco.it/categoria-prodotto/carni/cinghiale/ - www.qualivita.it/news/la-carne-di-cinghiale-veicolo-di-promozione-del-territorio/ - www.federforeste.it/news/commercializzazione-di-carni-di-selvaggina-selvatica-approvate-le-linee-guida/ - www.cacciaepescabonannini.it/post/carne-di-cinghiale-ai-supermercati-qualita-e-benefici.html - terraevita.edagricole.it/allevamento-zootecnia/i-cinghiali-finiscono-in-filiera-anche-in-umbria/
Nel 2015 è stato inaugurato in Toscana, a San Miniato, il primo macello per le carni di selvaggina.
Quindi la fauna selvatica diventa commercio, mercato, perdendo la sua finalità originaria di “sport”. La filiera alimentare rappresenta l’espropriazione dello spirito della legge 157/92 visto che l'art. 7 della L.R. Toscana 10/2016 prevede la "Gestione e valorizzazione delle carni" con la costruzione di Centri di Sosta (C.d.S.) nei boschi per l'eviscerazione degli animali cacciati e i macelli specifici per l'utilizzo della "risorsa rinnovabile" rappresentata dalla carne degli ungulati abbattuti. Si predispone quindi una filiera alimentare anche mediante l'avvio dei percorsi di riconoscimento di qualità, trasformando gli animali selvatici in animali da reddito senza però attribuire loro il conforto obbligatorio dello stordimento preventivo.
BRACCATA
Nel 2014, una risoluzione approvata alla Camera considerava dannosa la forma di caccia più diffusa per il prelievo del cinghiale: la braccata. Quindi lo scopo era la sua cancellazione. https://ecoaltomolise.net/proliferazione-dei-cinghiali-verso-cancellazione-braccata/
Da non dimenticare la gestione e l’uso crudele dei cani da caccia al cinghiale, feriti, manipolati senza cura, uccisi o abbandonati www.gabbievuote.it/cani-dei-cinghialai-in-maremma.html
Molti studi, inclusi quelli citati in recenti sentenze (es. TAR Marche 170/2024), considerano la braccata inefficace nel contenere la popolazione.
La caccia intensiva, specialmente quella in braccata che spesso colpisce la matriarca, disgrega la struttura sociale dei branchi, provocando un aumento della fertilità nelle femmine rimaste.
L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) boccia la braccata e incentiva la caccia di selezione.
Negli ultimi anni, in particolare in Toscana e Marche, diverse sentenze dei TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) hanno sospeso l'utilizzo della braccata come metodo di controllo, ritenendola incompatibile con le finalità di riduzione numerica. www.abolizionecaccia.it/blog/tar-toscana-sospesa-caccia-al-cinghiale-in-braccata/
PIOMBO
La "Convenzione di Quito", tenutasi a Quito, in Ecuador, nel novembre 2014 a cui ci si riferisce solitamente in relazione al piombo, è la Conferenza delle Parti della Convenzione sulle Specie Migratorie (CMS COP11). In tale sede, sono state approvate risoluzioni vincolanti per bandire l'uso del piombo nelle munizioni da caccia.
L'Unione Europea ha successivamente emanato restrizioni specifiche, come il Regolamento UE 2021/57 che vieta l'uso di munizioni al piombo nelle zone umide. Entrato in vigore nel 2023, in Italia il divieto dell'uso di munizioni di piombo è attinente alle
zone umide e a 100 metri da esse.
Il piombo è stato classificato dall’OMS come “uno dei peggiori problemi ambientali del mondo”. Viene definito una potente neurotossina, una delle sostanze chimiche più pericolose, per la quale non esiste una soglia di esposizione sicura. È causa di oltre 1 milione di morti all'anno, provocando gravi danni permanenti allo sviluppo cerebrale infantile, ipertensione e malattie renali negli adulti.
L’avvelenamento da piombo influisce anche sulla perdita di biodiversità nonostante venga insistentemente promossa la sua tutelata come si legge sia nell’Agenda ONU 2030, sia nel Green Deal europeo.
L’OMS sconsiglia vivamente il consumo di selvaggina abbattuta con munizioni tossiche a bambini sotto i 7 anni, donne in età fertile e a persone sopra i 70 anni di età. Inoltre, oltre danni alla salute umana, l’uso irresponsabile del piombo mette a rischio l’equilibrio degli ecosistemi e la fauna selvatica. Bastano 2 o 3 pallini scambiati per granaglie per provocare la morte di un uccello di media taglia, come un’anatra e si stima che vengano uccisi in Europa, dalla tossicità del piombo,
circa 1 milione di uccelli ogni anno, ai quali si aggiungono altri 3 milioni che soffrono di disfunzioni al sistema immunitario e riproduttivo.
Il piombo è stato eliminato dalla benzina, dai giocattoli, da vernici, lattine, tubature, colle, solventi, leghe per saldature, condotte idrauliche, bigiotteria, tipografia, ceramiche, prodotti sanitari… Ciò nonostante, il piombo è ancora ampiamente utilizzato in Europa per la produzione di munizioni da caccia anche se le cartucce di acciaio (già usate in molti paesi europei, vedi Danimarca) sono ampiamente disponibili e adeguate a tutti i tipi di caccia. www.wwf.it/pandanews/ambiente/a-milano-una-mostra-sui-danni-provocati-dal-piombo/ Si calcola che ogni anno vengono disperse con le cartucce, solo nelle zone umide dell’Unione europea, 14.000 tonnellate di piombo per l’attività venatoria.
Nel Febbraio 2026 la Commissione Europea ha espresso riserve sulla conformità della normativa italiana, ritenendola potenzialmente troppo permissiva rispetto al regolamento REACH. Questo ha portato l'Italia verso un possibile deferimento alla Corte di Giustizia all'inizio del 2025.
L'eliminazione del piombo dalle cartucce da caccia è, infatti, un processo in atto nell'Unione Europea per motivi ambientali e sanitari ai sensi della legislazione UE sulle sostanze chimiche (Regolamento REACH). La proposta è in discussione presso il Comitato REACH dell’UE da febbraio 2025, dove gli Stati membri e la Commissione ne stanno esaminando le implicazioni tecniche, socioeconomiche e pratiche per cacciatori, tiratori sportivi e pescatori.
La Commissione Europea ha presentato una bozza di regolamento che prevede un divieto totale di utilizzo di munizioni a base di piombo per la caccia e il tiro sportivo, sia per i pallini che per i proiettili.
Il divieto non si limiterà alle zone umide, ma si estenderà a tutti gli habitat terrestri, al fine di ridurre l'impatto ambientale del piombo.
La NUTRIA specie alloctona
Scrivono che si è originata da fughe avvenute a partire dal 1970 circa, da allevamenti.
No. La nutria non si è originata da fughe avvenute dagli allevamenti ma proviene dal Sudamerica e non è arrivata a nuoto in Italia ma è stata importata per l’industria della pelliccia e al crollo del mercato, negli anni ’80, questi animali pacifici furono liberati per irresponsabilità e illegalità onde evitare il costoso smaltimento delle loro carcasse (C.Soccini e V.Ferri 2001, Roberto Cocchi INFS al Convegno “Fauna selvatica e attività antropiche: una convivenza possibile” Torino - lunedì 3 aprile 2006).
Così, per colpa umana, le nutrie si sono ritrovate libere di sguazzare nei canali, nei piccoli stagni, nei corsi d’acqua nostrani. Da considerare che, nel tempo, la sua assurda vicenda giuridica (selvatica, protetta, alloctona, naturalizzata, nociva, invasiva…) attesta quanto siano labili le definizioni umane, sia etiche che scientifiche e giuridiche e quanto gli interessi di particolari gruppi abbiano la meglio sull’intera cittadinanza che pretenderebbe fosse rispettato l’aspetto scientifico ed ecologico non violento. Cambiano le parole e un essere vivente da protetto si trasforma in condannato a morte.
Non si sa quante siano le nutrie sul nostro territorio e che inoltre è impossibile eradicarle ed è’ veramente curioso leggere su una norma italiana la parola eradicazione quando questa è ritenuta di fatto impossibile in un territorio senza barriere invalicabili (Soccini & Ferri – IUCN). L'eradicazione di una specie da un territorio vasto e senza barriere invalicabili risulta infatti un tentativo vano (IUCN). Non soltanto, ma le politiche pluridecennali di uccisione per raggiungere l'eradicazione, non hanno dato alcun risultato se non quello di regalare a un animale docile e innocente, sofferenze atroci.
Nel P.F.V.T.si scrive che il sovra-pascolamento attuato dalle nutrie, provoca un deterioramento qualitativo degli ambienti umidi che rappresentano un biotopo di grande valore ecologico. Ma radere gli argini, privarli delle canne di palude, di tifa e di tutta l’altra vegetazione, come è stato fatto a Firenze lungo l’Arno (e si può ipotizzare anche in altri luoghi della Toscana) eliminando la possibilità di nidificazione, rifugio e nascondiglio per gli uccelli acquatici, non è tanto più incisivo?
Si scrive anche che la preferenza per l’ambiente acquatico propria della specie, unita alla consuetudine di scavare gallerie e tane ipogee con sviluppo lineare anche di diversi metri, può (ma anche non può) rappresentare un rischio per la tenuta delle arginature.
Ogni volta infatti che si verificano piogge intense, smottamenti, frane, esondazioni, allagamenti si urla al dissesto idrogeologico. Ma poi? Come si interviene?
Dall'attività venatoria e dai piani di abbattimento che comportando uno stress, le nutrie aumentano il tasso riproduttivo. Ciò spiega anche il motivo per cui come ogni anno, nei medesimi luoghi, vengono catturati sempre più esemplari. Sono dati e informazioni che il Ministero dell'Ambiente ha divulgato e quindi conosce e che le Amministrazioni locali non hanno mai inteso recepire.
Ancora sul P.F.V.T: In taluni casi limitati e localizzati, la specie può causare problemi alla circolazione stradale. Gli incidenti stradali causati dall'attraversamento di nutrie sono rari ma possono verificarsi, soprattutto nelle zone rurali o vicino a corsi d'acqua, il rischio è sempre presente. Ma sarà Vero? Perché secondo le indagini del Corpo Forestale dello Stato le nutrie non sono causa di incidenti stradali e comunque è l’automobilista ad essere sempre colpevole nel caso di investimento. Vedi il Codice della Strada.
Da tener presente che la sentenza della Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3674 del 25 gennaio 2018) stabilisce: In tema di delitti contro gli animali, ai fini della configurabilità dei reati di uccisione (art. 544-bis cod. pen.) e di maltrattamento di animali (art. 544-ter cod. pen.) non è necessaria la compiuta identificazione dell'animale offeso. Quindi, sia esso alloctono, naturalizzato, autoctono… la questione non cambia.
Inoltre la Commissione europea ha dato parere favorevole alla sterilizzazione e rilascio nell’ambiente di alcune specie esotiche invasive perchè è un metodo che rispetta il Regolamento Europeo 1143/2014 che, fra l'altro, all'art. 8d stabilisce per l'eradicazione il ricorso a metodi che non causino dolore, angoscia o sofferenza evitabili; inoltre il Dlgs n. 230 del 15/12/2017 disciplina anche le eventuali deroghe dall'obbligo di eradicazione rapida.
Karmenu Vella, ex Commissario all’Ambiente della Commissione Europea, ha infatti espresso parere favorevole al progetto di sterilizzazioni. Vella ha precisato che la sterilizzazione degli animali inseriti nella lista delle specie aliene invasive e il loro successivo rilascio non è equiparabile all’attività di rilascio nell’ambiente, pratica che è invece espressamente vietata dal Regolamento Europeo. https://rivistanatura.com/sterilizzare-le-specie-alloctone/
Caccia alla volpe in tana
Aspetti Legali: Sebbene la legge 157/92 regolamenti la caccia, le associazioni denunciano che la caccia in tana viola spesso le norme contro il maltrattamento degli animali (legge 189/2004).
La caccia alla volpe in tana è una controversa pratica venatoria, spesso contestata dal GrIG (Gruppo d'Intervento Giuridico) e da associazioni animaliste, che prevede l'uso di cani addestrati per stanare o uccidere la volpe, e talvolta i suoi cuccioli, direttamente all'interno dei cunicoli. È considerata una forma di maltrattamento, talvolta assimilata a combattimenti tra anima
Dal 01/01/2023 al 30/01/2023 la caccia alla volpe è consentita da appostamento temporaneo senza l'ausilio di cani; in battuta con l'ausilio dei cani da seguita da tana e da traccia previa autorizzazione della Ripartizione Faunistico Venatoria.
La giunta provinciale di Siena, nella seduta del 23 aprile, ha deliberato la sospensione dei contenimenti di volpe. Tradotto: nessuno potrà torcere un pelo alle volpi presenti in provincia di Siena!
La magistratura amministrativa italiana (TAR e Consiglio di Stato) ha più volte bocciato o sospeso, nel corso degli ultimi anni, specifici piani regionali o provinciali che autorizzavano la caccia alla volpe in tana (tecnicamente detta "tana")
La caccia alla volpe in tana riveste particolare efferatezza. I cani di piccola taglia, appositamente addestrati, entrano nelle tane allo scopo di far uscire adulti e cuccioli che diventano bersagli dei cacciatori. Molto spesso, però, gli stessi cani ingaggiano scontri furibondi con i cuccioli e con le madri, intente a proteggerli. Con il risultato che molte volpi – sia cuccioli che adulti – vengono sbranate, mentre i cani riportano spesso gravi ferite. Ciò si configura come maltrattamento.
Vedi art. 544 bis e 544 ter Codice penale.
La giurisprudenza amministrativa tende a bloccare i piani che non motivano adeguatamente l'uso della caccia in tana come "estrema ratio" e che non dimostrano l'inefficacia dei metodi ecologici. Molte delibere regionali (come quelle in Toscana, Lombardia, Marche) vengono spesso impugnate quando permettono la caccia in tana o in periodi sensibili (periodo di riproduzione), portando a frequenti battaglie legali. https://rivistanatura.com/la-volpe-e-salva-il-tar-annulla-il-piano-triennale-di-uccisione/
7 febbraio 2019 Novara: Secondo il Consiglio di Stato è crudele e non è accettabile. Ora più che mai è necessaria una legge a livello nazionale che impedisca questa tortura legalizzata, ovunque!
Specie esotiche
Da considerare che il Regolamento UE 1143/2014 recita:
al punto 1) La comparsa di specie esotiche, che siano animali, vegetali... in nuovi luoghi non è sempre fonte di preoccupazione... Nell'ambiente dell'Unione sono presenti circa 12.000 specie esotiche delle quali approssimativamente il 10-15% è ritenuto invasivo;
al punto 25) "...L'eradicazione e la gestione di alcune specie animali esotiche invasive pur rendendosi necessarie in taluni casi possono provocare dolore, angoscia, paura, o altre forme di sofferenza negli animali... E' opportuno prendere in considerazione metodi non letali ..."
art. 3 comma 13 eradicazione: l'eliminazione completa e permanente della popolazione di una specie esotica invasiva tramite mezzi letali o non letali
art. 3 comma 14 Controllo demografico: qualsiasi azione letale o non letale applicata alla popolazione di una specie esotica invasiva… allo scopo di mantenere il numero di individui il più basso possibile in modo che, seppure nell'impossibilità di eradicare la specie ne rendano minimi la capacità invasiva e gli effetti negativi sulla biodiversità...
art. 3 comma 15 Contenimento: qualsiasi azione volta a creare barriere che riducono al minimo il rischio che la popolazione di una specie esotica invasiva si disperda e si diffonda oltre la zona invasa.
art. 19 comma 2 Le misure di gestione consistono in interventi fisici, chimici o biologici, letali e non letali, volti all'eradicazione, al controllo numerico o al contenimento della popolazione di una specie esotica invasiva. ...
Riepilogando: da tener presente che la Commissione europea ha dato parere favorevole alla sterilizzazione e rilascio nell’ambiente di alcune specie esotiche invasive perchè è un metodo che rispetta il Regolamento Europeo 1143/2014 che, fra l'altro, all'art. 8d stabilisce per l'eradicazione il ricorso a metodi che non causino dolore, angoscia o sofferenza evitabili; inoltre il Dlgs n. 230 del 15/12/2017 disciplina anche le eventuali deroghe dall'obbligo di eradicazione rapida.
Colombi
Mancando un riferimento di legge chiaro, il colombo di città (Columba livia forma domestica) fino a poco tempo fa è stato considerato un animale domestico libero, quasi un “randagio”, veniva perseguitato dalle ordinanze comunali per motivi di decoro urbano e igiene pubblica (anche se fu dimostrato dall'indagine Salvalarte, patrocinata dal Ministero dei Beni culturali, che il decoro non riguarda i piccioni e, inoltre, dimostrato dall'indagine del prof. Francesco Tolari dell'Università di Pisa e altri che l'igiene non dipende dai piccioni) poi fu definito animale selvatico non cacciabile, in quanto non rientrava nell’elenco fornito dalla legge sulla caccia n. 157/1992. Successivamente, con il Piano di contenimento della fauna selvatica redatto dal Governo, ogni animale si può uccidere “senza se e senza ma” anche se i colombi, che hanno trovato nella città il sostituto del loro habitat, seguendo la legge biologica della capacità portante, restano, perchè I posti lasciati vuoti vengono prontamente occupati per minore mortalità naturale, maggiore natalità e immigrazione.
Vittime predestinate dai cercatori di vittime.
Non serve ragionare, pensare o meditare: basta scrivere due parole per premere un grilletto e il piccione da domestico diventa selvatico, da cittadino diventa campagnolo e si può ammazzare.
Lupo
Recentemente il lupo è stato declassato. Da rigorosamente protetto a protetto.
Parco Foreste Casentinesi. Dopo essersi trovato sull'orlo dell'estinzione nel secolo scorso, oggi questo predatore occupa stabilmente l'area del Parco, con un grande beneficio sull’ecosistema. www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/il-lupo-nel-parco-delle-foreste-casentinesi
Parco di San Rossore. Sul litorale pisano, nell’ampia zona tra l’Arno e lo Scolmatore che corrisponde per il Parco alla Tenuta di Tombolo, così come nella Tenuta di Migliarino e nella Tenuta di Coltano, si stanno formando rispettivamente tre nuclei stabili di lupi con 4-6 esemplari per area. Si aggiungono al nucleo storico di San Rossore, che conta 10 adulti e 2 cuccioli, presente ormai da anni e che ha contribuito a ricreare un ecosistema sano con un equilibrio migliore tra ungulati, che prima erano in forte sovrannumero, e vegetazione. https://www.parcosanrossore.org/lupo-la-situazione-in-area-parco/
Luigi Boitani, massimo esperto italiano, considera il ritorno del lupo in Toscana un fenomeno naturale, guidato dall'aumento delle prede e dall'abbandono del territorio. Sostiene la necessità di gestire la convivenza attraverso la prevenzione (recinzioni, cani da guardiania), definendo gli abbattimenti come ultima risorsa.
Gli abbattimenti sono visti come atti spesso propagandistici; la gestione deve essere basata su evidenze scientifiche e non su scelte puramente politiche.
Il primo monitoraggio nazionale condotto fra il 2020 e il 2021 e coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA) fornisce i dati sui lupi grigi (Canis lupus) attualmente presenti in Italia: circa 3.501.
Uno studio basato sui dati 2019-2023, aggiornato nel 2025, evidenzia un aumento della mortalità dei lupi, con oltre 1600 esemplari rinvenuti morti in cinque anni, evidenziando il problema del bracconaggio.
Ha commentato Mauro Fattor, membro dell’Associazione Teriologica Italiana (conservazione e gestione dei mammiferi) – su questo punto Ispra è stata estremamente chiara, qualunque cosa accada in Europa con la procedura di abbassamento dello status di protezione del lupo, l’obbligo per gli Stati è e sarà sempre quello di mantenere uno stato favorevole di conservazione della specie e il controllo spetta all’Ispra e al ministero per l’Ambiente».
Uccelli
La Lipu rende noti i nuovi dati del Farmland Bird Index sugli uccelli in ambienti agricoli https://rivistanatura.com/wp-content/uploads/2026/02/ITA_Brochure_Farmland_Bird_Index.pdf
Secondo i dati 2025, prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani. Gli uccelli in generale hanno fatto registrare –33% sul territorio nazionale, ma con punte di –50% nelle pianure alluvionali. Delle 28 specie tipiche degli agroecosistemi, utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo.
La LIPU conferma il grave declino degli uccelli negli ambienti agricoli e si impone un forte impulso ai piani di ripristino previsti dalla Nature Restoration Law anche in ambito agricolo. Monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto Farmland Bird Index https://rivistanatura.com/wp-content/uploads/2026/02/ITA_Brochure_Farmland_Bird_Index.pdf
Secondo i dati 2025, prosegue il drammatico calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani. Gli uccelli in generale hanno fatto registrare –33% sul territorio nazionale, ma con punte di –50% nelle pianure alluvionali.
Antropocene
L'era che stiamo vivendo è stata chiamata dagli scienziati Antropocene, ovvero il periodo in cui noi e solo noi umani manovriamo la natura e tutte le sue creature: il cielo, il mare, le foreste e gli altri esseri viventi senza riflettere sul fatto che siamo tutti connessi, maglie di una stessa catena, per la teoria del Caos ciò che succede a una farfalla in Giappone, scatena un uragano in Texas.
Tant'è che l'orologio dell'apocalisse, il Doomsday Clock che indica la vicinanza dell’umanità all’autodistruzione, a gennaio 2026 ha segnato 85 secondi alla mezzanotte (fine del mondo).
Ma noi pensiamo che sia una brutta favola e, come brutta favola, rispecchi solo fantasie morbose. Ma sono gli scienziati a raccontarla questa favola con tanto di dati alla mano e non favolieri, maghi, stregoni o ignoranti imberbi.
Per concludere
La Toscana è al sesto posto in Italia per reati ambientali secondo il rapporto Ecomafia 2025 di Legambiente,
Il Piano straordinario proposto addebita ogni colpa sia per la diminuzione della biodiversità, sia per la riduzione e peggioramento dei boschi e delle aree verdi in quanto habitat, agli animali e non a noi umani che stravolgiamo ambienti creando sentieri, tagliamo foreste, appestiamo i campi, uccidiamo animali....in una parola azzeriamo quella legge biologica della "capacità portante" che, sola, può restituire l'equilibrio alla natura da noi tanto sfruttata per noncuranza, per interesse e per divertimento.
Il controllo, definito contenimento nelle aree urbanizzate, è l'abbattimento degli animali, ai sensi del vigente art. 19 comma 2 della L. 157/92 e avverrà nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree urbane, nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto di caccia, inoltre su specie non cacciabili e con metodi/operatori diversi da quelli venatori. Si tratta di reti, gabbie, trappole con abbattimento diretto in situ mediante arma da sparo o con trasferimento presso recinto/struttura dedicata alla sosta, arco tradizionale e frecce con punta munita di lame.
I mostruosi dati delle vittime della caccia: milioni di animali uccisi, decine di persone morte e ferite ad ogni stagione, tonnellate di plastica e piombo vomitate nell'ambiente. Illegalità e bracconaggio diffusi tanto da risultare l'Italia il peggior Paese in Europa con circa 5,6milioni di uccelli che vengono uccisi illegalmente ogni anno. Ma esiste pure strutturato un traffico internazionale di uccelli selvatici indirizzati a foraggiare il ricco mercato illecito degli uccelli destinati alla caccia come richiami vivi, e ricavi enormi.
L'Italia è un'osservata speciale per la Commissione europea e da anni subisce l’apertura di numerose procedure di infrazione. D'altra parte non c'è da meravigliarsi: la corruzione ci pone ai primi posti della classifica europea.
I cacciatori sentono l'attività venatoria come un loro diritto tanto da pretendere che la legge non sia uguale per tutti (art. 842 C.C.) ma, per loro, più uguale che per gli altri. Possono entrare impunemente nelle proprietà private, possono avvelenare, distruggere, inquinare quella natura che è patrimonio di tutti noi, come ha decretato più volte la Corte Costituzionale: "l'ambiente è un valore rilevante per la comunità mentre la caccia è mera facoltà di un gruppo".
Per i cacciatori la caccia (anche se chiamata controllo, contenimento, eradicazione) è arte, sport, passione, divertimento. Noi condividiamo invece la definizione di Lev Tolstoj: "Nella caccia non vedo che un atto inumano e sanguinario, degno solamente di selvaggi e di uomini che conducono una vita senza coscienza, che non si armonizza con la civiltà e col grado di sviluppo morale a cui noi ci crediamo arrivati".
Nativi americani Hopi: "Sono la terra. I miei occhi sono il cielo, le mie membra gli alberi. Sono la roccia, la profondità dell'acqua, non sono qui per dominare la Natura. Io stesso sono la Natura".
Mariangela Corrieri - Gabbie Vuote odv
Firenze 26.2.2026
